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Full text of "Monete medaglie e sigilli del principi Doria che # bansi nella biblioteca ..."

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O'J 



MONETE 



MEDAGLIE E SIGILLI 



DEI PRI^CIPI DORIA 



r.IIF. SERHANSI 



M:LKA iniiLIOTECA DELLA REGIA LNIVERSITA 



i:i) IN ALTRE COLLEZIOM DI GENOVA 



DCSCRITTI ED ILLUSTBATI 



l»A(. blULlOTECAUIO 



A COSTING OLIVIER! 



■^m(^ 



• • • 



Co' rii'i DEL R. I. de' sonno-MLu 
1858 



Proprietik letloraria 



AL SUO DOLCE AM ICO 

IL CAVALIEUE SANTO VAUNI 

DA TUTTI ONORATO 



PER l' ECCELLENZA NELL' ARTE STATCARIA 



E PER SAPIENTE AMORE 
NEL RACCOGLIERE ED ILLUSTRARE ANTICIIE MEMORIE 

QUESTO LAVORO 

AGOSTINO OLIVIERI 

CON OSSEQUIOSO AFFF-TTO 

DEDICA E CO>'SACRA 






AL LETTORE 



La Biblioteca del R. Ateneo di Genava alle varie 
collezioni di libri e codici, che la rendono importante ^ 
ha congiunto eziandio un ricco Cimelio di Monete e 
Medaglie, le quali ricordano le diverse fasi del Comune 
Genovese, e i diritti delle Famiglie Liguri^ ch'ebbero 
feudi e possessioni. il qvLcsto un prezioso tnonumento 
per la staria del Paese^ se non lasciasi, qual sepolto 
tesoro , nascosto agli studiosi , e gli si da vita con quelle 
cure ed illustrazioni , che raccolte siffalte domandano 
da colore, cui sono affidate. 

II cav. Gio. Crisloforo Gandolfi, che mi precesse nel- 
I' u/fizio di dirigere la Biblioteca , coi dotti siioi volumi 



VI 

sulla Moneta ADtica di Genova^ pubblkaii nel 1841 , 
mise in luce la serie dei Nummi dei Dogi , ch' essa rac- 
chiude; e, quantunque tentasse una via non ancora 
esplorata, seppe create un sistema per conciliare Vor- 
dine cronologico con quello delle Monete, che le scoperte 
piii recenti mostrano sempre piii giusto. 

m 

E V opera si bene intrapresa avrebbe egli senza dubbio 
ridotta a compimento , se gli bastava ancora qualche anno 
la vita operosa. Le Monete dei varii forestieri, che do- 
minarono Genova , e quelle piii rare delle Famiglie Li- 
guri avrebbero ottenuto da lui quel lume che attefidono 
tuttavia. 

A supplire in qualche guisa a tal difetto io m'ac- 
cingo, e facendo capo dalle Monete delle Famiglie^ pas- 
serd quindi alle altre delle straniere dominazioni , sinche 
ogni parte della raccolta sia nota at pubblico, ed illustrata. 

La riverenza, che ogni cuor genovese sente per quel 
Grande, che col senno e con le armi seppe liberare la 
Patria dal giogo di Francia, mi consiglia a trattar 
prima delle Monete dei Doria , che , se non molte , son 
quasi tutte rarissime. 

II mio lavoro divido in cinque capitoli, e, dopo 
aver cercata I'origine della Famiglia, e data contezza 
dei feudi, che Andrea Doria ebbe daW Impero, e del 
privilegio della Zecca , indago i luoghi nei quali gli 



VII 

credi di lui battermo Monete. La serie di esse, delle 
Medaglie e dei Sigilli compie il volume. Nulla to affermo, 
che nan abbia Vappoggio dei documefiti, e questi, che 
inediti sono in gran parte, invece di citar solafnente, 
reco per intero , onde il lettore abbia sotC occhio quanta 
la materia chiarisce. 

Possano questi miei sforzi non sembrare inutili a 
coloro, che sanno quanta parte di storia racchiuda 
la Numismatica, e come si vada attenuando di giorno 
in giorno, in Italia, il numero dei benemeriti che la 
collivano. 



OAPO I. 



LA FAMIGLIA DURIA 



s 



in dal principio del Comuiie gcnovese veggonsi 
ricordati nelle pubbliehc e private eontrattazioni indi- 
vidui, eui il cognome si attribuisoe di Auriae. Essi 
sono Ira i primi, che ottengono Fonore del Gonsolato, 
e h Ilepubblica non eompie alcuna grande impresa 
senza che vi prendano parte principalissima. Chi fos* 
sero, donde venuti, la storia not dice; ne cio dee 
recar meraviglia, che F origine delle piii antiche ed 
illustri famiglie ^ tuttavia invoha ndle tenebre, n6 piu 
valgon oggi le invenzioni dei Genealogisti per innal^ 
zare alle stelle i prirnordi di esse. 

Nei secoli scorsi da molti, da taluno oggidi, si 
sostien tuttavia, che la casa dei Doria avesse a suo 

Oliviebi, Monete ece. 1 



2 

slipile un Ardoino Contc di Narbona, clie, recatosi 
in Geneva nel 960, come afferma il Giustiniani, 
togliesso in moglie un' Orietta dell' illustre famiglia 
dei Delia Volta, e che i figli di costei, soprannominati 
filii Auriae, tramandassero ai diseendenti tal nome. 

Cio, che senza documenti si afferma, non va confu- 
(a(o, n^ lo storieo odierno deve fatto aleuno abbracciare 
n6 opinione, che le carle sincrone non corroborino. 

Federico Federici nello Scrulinio della nobilla Ligu- 
stica ( Ms. della Biblioteca della Regia Universita di 
Geneva, pag. 88, fac. 2.^*) afferma, aver da scrittura 
pubblica originale, che presso s6 conservava, che An- 
saldo, Console del Gomune nel .1154, spos6 Orietta 
r anno 1145, e vuol che i diseendenti assumessero da 
coslei il cognome. Ma avanti di qiieir epoca noi Iro- 
viamo nelle nostre carte individui col nome di Auriae; 
neir anno 1102 Martino e Genualdo de filiis Auriae as- 
sisletlero come testimoni ad un lodo dei Gonsoli Guidone 
Spinola e Ido di Carmandino, documento che esiste nel- 
r Archivio della CoUegiata di Santa Maria delle Vigne, 
e ne ha copia la Civico-Beriaha di Geneva; e nel 
1125 lo stesso Martino ci si moslra come fondalore 
della Chiesa gentilizia di S. Matteo. Ansaldo poi, anche 
avanti al 1145, viene sempre citato colF appellative di 
Auriae. Forse il Federici cambid in 1145 il 1045, e 
forse un aliro Ansaldo, ave del Console di tal nome, 
sposo un' Orietta. L' Albero gcnealogico della famiglia 
(Ms. niembranaceo della Biblioteca della R. Universita 



di Genova, deserilto a pag. i97 del mio Catalogo (i), 
fatlo nel 1558, ed autenticato da Matteo Scnarega Cancel- 
Here della Repubbliea, meUe, dopo Ardoino, un Ansaldo 
padre di Genualdo, da eui venne Ansaldo il Console. 

lo laseio tal questione eslranea al mio seopo ad un 
erudite mio amieo (2), ehe con indefessi studi da pi£i 
anni raduna le memorie della nobil famiglia, da cui 
discende, e mi basta aver fatto eenno delle varie opi- 
nion! degli scrittori suirorigine dei Doria. 

La nobillji lore ci vien palesata ad ogni pagina dei 
liguri annali, ed essa ritrae il piu vivo splendore 
dalle dignila riveslite, e dalF imprese a favor della 
palria compile. Ansaldo fu Console di Genova piu volte, 
e tale onore ottennero altresi Enrico, Simone, Guglielmo, 
Bottario, Percivale, Alontano, ed Emanuele. Amba* 
seialori a Federico Imperatore, ai Papi, ai Fiorentini 
andarono eglino stessi. Percivale fu poi Podesla di 
Asti e di Parma. Parecchi di lor famiglia furono 
degli Otto, ehe col Podeslk la cosa pubblica ammini- 
stravano. Nicol6 Doria con Guide Spinola tenne nel 
1265 il Supremo Governo della Repubblica. Oberto 
figlio di Pietro, Ammiraglio di 25 galee centre i Ve- 

neziani, nel 1266 espugno Canea in Candia; e nel 

« 

(1) Carte e Cronache MunoscriUe per la Sloria Genovese esislenli 
nella Biblioleca della R. Universila di Genova , indicate ed illustrate 
da Agoslino Olivieri. Genova 1855, Tipografia Sordo-Muti. 

(2) II Signor lucopo Doria Vice-Bibliotecario della Civico-Boriana 
di Genova. 



1284 lo slcsso Oberto, il suo (iglio Corrado, il fratello 
di lui Lamba, c luUi i Doria insiemc sfidarono i Pisani 
presso la Meloria, e li disfccero. Lamba poi nel 1298 
con 78 galere riporlo presso Tlsola di Curzola una 
gloriosa vlKoria; ne a lui minori si mostrarono nel 1 352, 
Filippo e Pagano presso Coslanlinopoli , c nel 1334 
e 1335 airisola della Sapienza, ed a Tripoli. E Pielro, 
dopo aver presa Chioggia nel 1379, ebbe poi la svcn- 
lura di perdervi la vita. 

Nei tempi piii vicini a noi il celebrc Andrea, dopo 
aver soslenuti incarichi gloriosi , e fatti prodigi di valore, 
diede finalmente nel 1528 la liberta alia sua patria. 
II modo, col quale egli vi riusci, e la sua vita furon 
da molti storiei deseriui, ma come da lui trasse origine 
quel ramo dei Doria , ch' ebbe litolo principesco e pri- 
vilegi molti, le monetc dei quali ho impreso a dc- 
serivere , faro delle geste di lui speeiale .memoria. 






CAPO II. 



ANDREA DORIA, I SUOl FEUDI , IL PRIVILEGIO DELLA ZECCA 



Quell'Ansaldo, che, come dicemino, fu Console di Ge- 
nova nel 1154, e poi piA allre voile, ebbe a figliuoli 
Enrico, Guglielmo e Simone. Da quest' ultimo discese 
Nicol6, da lui Emanuele che die vita a Babilano, padre 
di Nicolo, e^ questi di Cattaneo, da cui discese Aitone, 
padre di Ceva, che da Maria Grimaldi ebbe Francesco, 
e questi altro Geva, padre del feimoso Andrea liberator 
della patria (1). Egli nacque il giorno di S. Andrea 
I'anno 1466 in Oneglia; di parte della quale citta es- 
sendo il padre signore, Andrea ivi rimase sino a' 18 anni. 
Partitosi quindi per Roma, da Nicol6 Doria, suo pa- 
rente, capitano della Guardia del Papa, fu fatto uomo 
d' armi , e servi in quelF esercizio sino alia morte di 
Innocenzo VIU della famiglia dei Gibo. Federico da 
Montefellro Duca d' Urbino V ebbe per qaalche tempo 
nella sua corte, dalla quale passo a quella del Re 
Ferdinando d'Aragona. Caduto tal principe, dopo un 
viaggio a Gcrusalemme , fu da Giovanni Delia Ro- 
vere prefetto di Roma posto a guardia di Rocca Gu- 

(1) Quesle nole geuealogiche cslrassi e duirAlbcro dei Doria 
succitalo, dair opera del Ballilaua sulle famiglie nobili di Geiiova, e 
da allri aulorevoli maooscriui. 



6 

glielma, che difese valorosamenlc contro gli Spagiioli, 
e n' ebbe onori, e lodi grandissimc. Allorche il Delia 
Rovere fu create Gapitano Generate dei Fiorentini, voile 
Andrea condottiero di cento cavalli leggier! ; e, speri- 
mentato il carallere prode di lui e la prudenza , gli 
piacque, morendo, nominarlo lulore di Francesco Maria 
suo figliuolo, che ai consigli del Doria doveUe la 
ricuperazione degli Slati lasciatigli dal padre, ed invasi 
dal fiero Duca Valentino. Fatto prefetto di mare dai 
Genovesi, di^ prova di ardire, e eostaoza indicibile spe- 
cialmente contro i Gorsari Turchi, che infeslavano il 
Mediterraneo; tolse loro tre fuste presso 1' Isola di Gia- 
nutli , e quindi presso Pianosa disfece il corsaro Godoli , 
ed impadronissi di sette dei suoi vascelli , e della stessa 
persona di lui. 

La vittoria degli Adomo sopra i Fregoso, dei quali 
era caldo partigiano, e le sventure della sua patria 
obbligarono Andrea a mettersi ai servigi del Re di 
Francia. Nelle guerre, che questi ebbe a sostenere 
cogF Imperiali , lo giov6 grandemente : impedi al Duca 
di Borbone, ribelle della corona, d'espugnar Mar- 
siglia , si rese padrone di Savona per il suo Re , e le 
genti del Moncada generale deir Imperatore, ite a ricu- 
perar Varagine, disperse. Le persecuzioni , che il merito 
vero ed il valore sempre accompagnano , non rispar- 
miarono il Doria; e, vedendosi mal corrisposto dal 
Re, e pagate le sue genti assai scarsamente , passo al 
servizio di Glemente Vll> che lo fece Amaiiraglio con 



provigione di Irentacinque mila scudi annul. Ma ben 
presto lo slesso Papa, trovandosi alle stretle, io consiglio 
a rilornare al servizio del Re di Franeia, ehe molto 
onorevolmente io accolse, e lo nomino Capilano Ge- 
nerale del mare. Sposo quindi Peretta Usodimare, ni- 
pote di Papa Innoeenzo VKl, e poco dopo aiutd Cesare 
Fregoso a scaeeiare da Genova Antoniotto Adorno; 
quindi ia citta passo altra volta solto la prolezione del 
Re di Francia , che , per rieompensarlo di tanto servizio, 
lo fe' Gavaliere delFOrdine di S. Michele. 11 Doria 
si porto poscia in Sardegna e nniolto danno arreed ai 
nemici di Francia , e Filippino Doria colie galee di 
Andrea ruppe V armata imperiale presso Napoli , ed 
uecise ii Moncada , ehe n' era capilano. 

11 Re di Francia non pensava intanto a dare a Genova 
quella liberty, che il Doria bramava, anzi voieva slaccare 
dal dominio di essa Savona, per cost indeboliria. L'Am- 
miraglio, mal soddisfatto percid, eperchd ancora gli ve- 
nivan rattenute le paghe, passo al servizio delF Imperatore 
Carlo V; e^ dopo aver liberato dalFassedio Gaeta e soccorso 
Napoli , caceio i Francesi da Geneva , e diede alia 
Kepubblica una forma di governo, che, se non era la 
piu libera che desiderar si potesse, era certo pero 
quella, che Geneva poteva allora sostenere, e che le 
universali condizioni di Europa permettevano ( 1 ). « So , 



(1) Lo scopo di queslo mio lavoro non mi pcrnieUc di fermarmi 
il irallare, come pur bramerci, della Riforma dcllo Slalo di GeDova 



8 

» esclama a questo proposito il venerando Marehese 
» Gino Gapponi in una nola ai Documenti di Storia 
» llaliana pubblicali da Giuseppe Molini^ che duro 
» queila forma dugento e sessantanove anni con poche 
» mulazioni , cii' ella era si arisiocratica , ma che ai- 
» 1' aristocrazia il popolo avea aceesso ) e la nobiita 
» non come a Venezia eorruppe s^ slessa, e spense 
> le pubbliche virtu; e daila storia di Genova il po- 
» polo non disparve mai; anzi egli solo insorse a 
» vendicarsi in liberty , quando ogni rimanente d' Italia 
» nemmeno si ricordava che vi fosse liberta; e Ge- 
» nova meglio che Venezia pot^ inveechiare onorata , 
» e piu decorosamente cadde. Queila Repubblica in- 
» ferma piglio per F opera di Andrea D' Oria buon 
» aspetto e durevole costituzione, e a quel tempo le 
» virtu civili, che tanlo deeaddero nelle altre parti 
» d' Italia parvero in Genova piuttosto risorgere > . 

In seguito il Doria rivolse le sue galere contro i Turchi, 
e presso Tunisi ed Algeri tolse molli legni a Barba- 
rossa; e, recatosi in Levante^ espugno Corone e Palrasso. 
Fu allora che Tlmperatore lo creo Principe di Melfi, 
che 6 nello Stato di Napoli, e Tonoro altresi dell'or- 
dine del Toson d' oro. Da queir epoca i Doria discen* 
denii da Andrea godono il titolo principesco. 

Del 1528, mal giudic^U da moiti aoche a* di noslri. Non pochi 
ImporUnli documenli su quel tempo io polei raccogliere, die, falli 
di pubblica ragioiie » meglio chiariraoDO quanto il Doria amasse 
la patria. 



9 

Non lascio occasionc dappoi per sollometlere i Turehi; e 
quindi, grave per gli anni e le imprese, rilirossi a vivere 
in patria, ove, onorato da lulti, era qual padre di Genova 
riguardalo. II solo Gian Luigi Fiesehi, desiderando di 
rendersi tiranno della sua terra natale, spinto da iiial- 
nali e corrotli uomini, eontro ii Doria e Genova eon- 
giurava nel 1547; Giannettino, eugino ed erede di 
Andrea, rimaneva ucciso per opera del Fieschi, che 
nella node stessa pagava coiia vita il Ho della sua 
tracotanza. 

Carlo V, il 27 ottobre di queir anno, donava quasi 
tutti i Feudi, gia posseduti dai Fiesohi, al Doria, e lo 
investiva di tutti i privilegi, eh' eglino godevano, tra i 
quali prineipalissimo era quello di batter monete, otte- 
nuto da Guglielmo Re de' Romani nel 1249 (V. do- 
eumento 1 e ni)» e eon Decreto del 12 giugno 1548 
dava investitura al Doria dei Castelli e delle Terre di 
Torriglia, Marehesato nei Monti Liguri, Garbagna, Gron- 
dona e degli altri posseduti dai Fieschi per se e per i 
suoi diseendenti. 

11 Doria moriva nel suo Palazzo in Genova il no- 
vembre del 1560, e, non avendo (igliuoli, istituiva 
erede Gian Andrea, figlio di Giannettino suo eugino, 
eome vedesi dai lestamento, ehe tra i doeumenti riporto, 
onde chiaro apparisea in qual moTlo da Andrea il 
Prineipato , e tutti i Feudi passassero in Gian Andrea e 
nei successori, ehe di tempo in tempo usarono, come 
vedremo, il privilegio della Zeeea. 



10 

CAPO III. 



2ECCHE DEI DORIA 



Vedemmo come i Doria avesser dall' linperator 
Carlo V. coi Feudi dei Fieschi i privilegi ch' essi go- 
devano. c tra gli allri quello prineipalissimo deila Zecca: 
ci resta ora ad indagare a qual epoca usassero di esso 
ed in quali iuoghi. 

Egli sembra, che i document! delle Zecehe liguri, 
compresa la Genovese, abbiano luUi incontpata la sven- 
tura di cadere in mani ignare o sacrileghe; perche, 
mentre abbiamo dovizia di carte spettanti ad imprese 
antichissime , ed alF epoche piu remote, poco o nulla 
ei vien fatto di trovare nei pubblici , e nei privali 
Archivi sulle monele. Per quelle dei Doria io non 
tralaseiai ricerche di sorta, ed il lettore vedra quanlo 
poco mi fa dato raccogliere. 

11 Principe Giovanni Andrea I, per i fatti del 1578 (1), 
soprannominato Conservator della Patria, sembra che 
sul cadere del secolo XVI prendesse per il primo a far 
battere monete nei suoi Feudi. Infatti, allorch^ a' 12 di* 

(1) Chi non £ affaUo ignaro della sloria di Genova^ sa che in 
qu^ir anno essa fu gravementc agitata dalle discordie tra la nobilta 
antica e la nuova, e che Gian Andrea Doria piu d*ogui altro si 
adoper6 a sopirle. 



11 

cembrc 1594 inviava il figlio suo Don Carlo a Madrid 
per ottenere varii privilegi, chiedeva clie le mOncte 
d' oro e d' argcnto di giusto peso , che egli faceva 
ballere ne' suoi Slali , avess^ro libero corso nei Regni 
di Sua Maest^ (V. Doc. IV.). Del Principe stesso non 
abbiamo per6 che uno Scudo ed un Ducatone, de' quali 
daremo la descrizione nel capo seguente, ed i proelami 
gride, che faceva pubblicare la Repubblica genovesc 
sul valore e corso delle monete, lianno memoria per la 
prima volta sotto il 2 giugno 1602 dello Scudo e 
Ducatone del Principe Doria e spezzali o frazioni di essi, 
nb ci parlano di monete d' oro. 



ZECCA DI LOANO 



La Zecca piu antica dei Doria sorse in Loano, 
terra nella Riviera occidentale con lilolo di Gontea. I 
Doria V avevano ottenuta nel 1263 in Feudo dal 
Vescovo di Albenga Lanfranco di Negro (V. doc. II.); 
la cessero ai Fieschi per scudi 1000, come aflerma il 
Federiei, nel 1500 (Dizionario storico Ms. della Biblio- 
leea della R. Universita di Genova, pag. 55, fac. 2/); 
la riebbero dopo F espulsione dei Fieschi , ed il titolo 
di Gonte di Loano d il primo, che vedesi nelle loro 
monete. 

Nel 1755, allorch^ I'Archivio dei Doria era aneora 
intalto, 11 Gonle Beltrame Gristiani, Gran Gancelliere 
della Lombardia Auslriaca, nalivo di Varese Ligure, rac- 



I!2 

eogliendo raonele e doeumenti sulie antiche Zeeche 
Italiane , onde arricchirne il Gabinello Imperiale di 
Vienna, chiedeva informazioni ai Doria sulle lopo. 11 
14 giugno di queir anno gli era spedita una relazione 
suite Zeeche della famiglia, delia quale eonservasi eopia 
neirArchivio del Signor Principe Doria Pamphili, che 
io riporlo fra i doeumenti ( V. docum. V ). Da essa 
rilevasi, che hel 1606 venne coniala nella Zecca di 
Loano , gia aperta , una parlila di 16197 Soldini da 
Filippo Isolabaona, Zecchiere del Principe, coirargenlo 
consegnatogli alia bonta di 1 2 e da lui ridotlo ad 1 1 
e 10, e reca in prova il libro lungo dei conti del 
1605, carte 121. Non ci dice pero quale impronla 
portassero tali Soldini , ne alcuno potei rinvenirne. 

Tale Zecca duro sino al 1640, alia qual epoca 
la Principessa Donna Polissena Doria-Landi, reggente 
lo Slato per il figlio ancor minorenne , ne sospese i la* 
vori, come dimostra un ordine a nome di lei spedito da 
Cesare Pansa a Ventrino Massa, Commissario di Loano, 
del quale e memoria neirArchivio della Famiglia. 

Nel 1664 venne riaperla, ed il 27 marzo di quel- 
r anno Giorgio Bollero , procuralore della Principessa 
Donna Violanle Lomellini-Doria , la dava in affitto ad 
Onoralo Bleuet di Nizza per anni 4, mere^ T annua 
pigione di pezzi 1000 da 8 reali, e col palto fra gli 
allri di fabbricare Doppie del peso e bonta di quelle 
di Alilano, e Scudi d'argento del peso e bonta di quelh' 
di Genova ( V. docum. VI ). 



15 

Molte riparazioni si fecero nella Zecea in quell' ocea- 
slone, nel tetlo specialmenle , che, dopo 24 anni di 
riposo, era assolutamenle dislrutlo, Ai 17 febbraio 1663 
11 ppedetto Zeccliiere stringeva contralto con Francesco 
Moretti, il quale obbligavasi di fornire alia Zecca tutto 
r argenlo necessario , perch6 giomalmente si fabbricas- 
sero non meno di pezzi 1000 da 8 reali in monete 
da 5 soldi, coUa pena di pezzi 1000 da 8 reali, se 
mancasse la provvista. 

In Italia intanto^ e special mente nelle Zecche Toscane e 
di Tassarolo e di Massa ( V. docum. XXIII ) era invalso 
r uso di battere dei Luigini od Otlavetli , nionele Francesi 
di lega assai inferiore a quella che le gride permettevano 
per servirsene nel Levante; e quindi il 4 agosto 1665 
la stessa Principessa Donna Violante conccdeva al pre- 
detto Onoralo Bleuet, fittavolo della Zecca di Loano, fa- 
colla di battere Luigini , purche non avessero bonia 
minore di carali 8 argento fino, per ogni libbra (V. 
documento VIII ). 

La Principessa voile sperimentare essa stessa il be- 
nefizio del commercio dei Luigini od Ottavetii, e percio, 
in data 7 gennaio 1666, ordinava alio Zeccbiere di 
batterne a suo conto per la somma di pezzi 6000 da 
8 reali (V. docum. IX). La forma del conio dei 
Luigini era prescritta dalla Principessa il 17 dicembre 
di queir anno ( V. docum. X ). Un busto di donna ab- 
bigliata dal diritto , coir iscrizione Gratior in pulchro 
v^irtus, e dal rovescio Ire gigli sormontati da una co- 



14 

rona ducale o principesca coi neecssari ornamenli, a 
condizione , che non fossero gigli , e F iscrizione Sanclae 
sit Triadi laus, erano solamente concessit Riservavasi 
pero la Principcssa la facolt^ di cambiare il eonio, 
quando pii!i le (alenlasse. 

Stragrande numero di Luigini balte Onorato Bleuet. 
Una lettera del Comiriissario di Loano Pietro Battista 
Arduini (V. docum. XI) affermava al Principe Gio* 
vanni Andrea III, che dal 16 febbraio 1665 al 2 
aprile 1669 furono eoniati Luigini per il valore di 
settecento cinquanta ad ottocento mila pezzi da otto 
reali. Ne dee recar meraviglia, che si scarso nunniero 
di tali monele ora trovisi, dopo le molte che vennero 
eoniate, ove richiaminsi alia memoria le raolte gride, 
che in ogni parte d' Italia le proibivano, gli ordini e 
le pene severissime contro coloro che osavano dete- 
nerle, e gli uiTici pubblici slabilili per dislruggerle. 

II contralto di Onorato Bleuet aveva termine col 
1667, ma fu prorogato per altri Ire anni il 12 
gennaio 1668; ed egli obbligavasi a pagare T annua 
pigione di pezzi millecinquecento da otto reali di tre 
in tre mesi. II 14 dello stesso mese ed anno gli 
veniva concesso di ridurre a setle carati la bonta dei 
Luigini. 

Non sappiamo sin a qual epoca il Bleuet la durasse 
in Loano; ma cerio egli c, che un cotale Monsieur 
Salinhac neiranno 1672, per mezzo del Commissario 
di quella terra, chiedeva al Principe facolta di riaprire la 



15 

Zecea, e ppometteva di baltere monete migliori di quelle, 
elie allor si spendevano; ma fa supplica non era esau- 
dita , e da quelF epoea la Zecca di Loano restava chiusa 
pep sempre. 

ZECCA DI TORIUGLIA 

Torriglia, Marchesato nei Monti Liguri, come dicemmo 
dava il litolo al primogenito dei Principi D'Oria. Fran- 
cesco Moretti formava cola una Zecca nel 1665 a 
ppoprie spese, col permesso della Principessa D. Vio- 
iante, che, per mille cinquecento pezzi da otto reali 
annui, gli concedeva per (re anni faeolt^ di battere ogni 
foggia di monete, compresi gli Ottavetti, o Luigini 
per il levante (V. docum. XU). Unita al permesso 
d r indicazione del conio da usare , colle seguenfi 
parole che copio: « Una sorte colFimpronlo, e nome 
» del Signor Principe da una parte ^ e Tarma Doria 
» e Landi, ossia aquila imperiale con Tarma Landi, 
^ pure con Timpresa dei due Oori ed un' aquila 
» dalFaltra. Attorno alia quale impresa dei fiori ed 
» aquila siano quesle parole: Doniinus virtus mea et 
» salus mea. Avverlendo, che il G, che va per prima 
» leltera del nome del Signor Principe, sia fallo in 
» modo di gifra , e discoslo dalF 1. L' allra con \ im- 
» pronto della Signora Principessa, e nome espresso 
• con questi caraltcri DON. VI: LO. PRINQ. S. VEI). 
» DO. da una parte, e la mcdesima impresa dei due 
» fiori, ed aquila, e figura sopraseritta ». 



16 

11 primo, ed in ispezial mode il seeondo di (ali 
coni erano adoperati per contraflare la forma dci Lui- 
gini di Francia, c quelli prineipalmente che portavano 
r impronia di Madamigelia di Montpcnsier. 

Tanla finzione eccitava gli scrupoli nella delicata 
coscienza della Principessa D, Violanle^ che rieorreva 
percio ai leologi , code aver consiglio e riposo. 11 1 5 set-^ 
leoibre 1665 ella scriveva a tal fine al Padre Pier Do- 
menico Pier Dominici della Congregazione di S. Filippo 
Neri. La forma della letlera, e le risposle del Padre sem- 
branmi si degne d' osservazione, che qui le riporto. Esse 
rivelano la strana contraddizione^ eh'esisleva nel sen- 
timenlo religioso di quel tempo, e eon quanta grettezza 
e materialismo , anche i sacri minisiri, misurassero i 
doveri, che ogni uomo ha verso gli altri. 

Lellera della Signora Principessa D. Violante al Padre 
Pier Domenico Pier Dominici dell Oratorio di S. 
Filippo (Estralla dalFArchivio del Signor Principe 
Doria) (1). 

MoLTO Rev/" P/' 

y^ V inconlrar sempre in V. R. ogni prontezza a farmi 
» gratia , mi da confidenza ad essere anche adesso ad 

(1) In queslo ed in lulti gli allri docuiBenti, che conlicne il vo- 
lume, seguo r ortografia e la punleggiatura degli originali, ond'essi 
preseiiCino col conceUi anche la forma natia* 



17 

incommodarla. si sla sula risolullone di permcttere 
a Zecchieri il batlere la monela, di cui V. R. 6 
gia informata e persistono essi di bacteria piu simile 
che sia possibile a quella d' Orange, perche si possa 
pi)! facilmente smallire. Percio pretendono dMmpri- 
mervi il niedesimo rilratto delF Orange da^ una parle , 
allerando pero i earalteri in maniera-, che vengano 
a fare il nome del Principe mio figlio abbreviato. 
Sebene, perche vi sia maggior somiglianza eon quell i 
deir Orange , vogliono scri vere in eambio di jo. And. 
Gio. And., perche quello del r Orange eomincia per 
quella leltera; promeltono pero di aecomodar tal- 
mente it G. ehe sara piu tosto gifra, ehe lettera. 
Ma questo ^ manco male, quel che mi d& maggior 
fastidio, ehe vogliono dall'alira parte mettere i tre 
gigli che sono Tarma dell' Orange, o di Francia^ 
di cui egli 6 Feudatario, e che egli suole mettere 
nelle sue monete, con la medesima iscrizione che 
fa lui , aggiongendoYL solamente di piu un' aquila 
sopra la corona. 

B lo ho in questo particolare due dubbj, funo spet- 
tanle alia coscienza, Tallro al pericolo che si po- 
Irebbe incorrere di richiamo, e di mortificatione , 
come che essendo questa casa lanto impegnala con 
la Spagna, e tanto dipendente dalla Casa d' Austria, 
io che ne sono al governo facessi, o permettessi, 
che si stampasse moneta con \ arma di Francia , 
natione , nemica per ordine e dei Spagnuoli , e degl^ 

Omvieri, Monele eec. % 



18 

» Austriaei. prego dunque V. K. ad appliearsi alia 
» considcrazione delF uno , c dell' allro eolla sua solila 
» altentione e prudenza, e favorirmi di dime sincera- 
» mcnle il suo senso, accioeh^ possa una volla libe- 
ls rarmi da questa inquietudine , e per quanto mi pre- 
» mano le present! strellezze dclla casa e Taver que- 
» St' huominiy fatte molte spese delle quali resterebbero 
» in perdila, mi pesa pero piu Taggravio della eo- 
» seienza, per minimo che sia, e'l meltermi a perieolo 
» di richiami e menlre che attcndo il piu presto elie 
j> sar^ possibile la risposla, le auguro da N. S. ogni 
» maggior bene ». 

Di Casa 15 settembre 1665. 

D. V. U. 

Serva 

ViOLANTE LOMELLINI DoiUA. 



Risposta alia preccdente (Estratia dallo slesso Archivio 
del Principe Doria). 

EccELL.'"^ Sig/^ 

« Ho con matura applicatione considcrato quanto V. E. 
» mi rappresenta intomo alia maniera del batter le mo- 
» nete delF Ecc.'"'' Sig. Principe suo figlio somiglianii a 
» quelle del Principe di Oranges, c concludo che quanto 
» alia coscienza V- E. ne deve star sicurissima , pregan- 



19 

» dola a levarsi da ogni dubbio, e perche mi sta sopr« 
» la mia coscienza ». 

Dalla Chiesa nuova li 18 seUentbre 1665, 
a V, S, III ™* el Ecc,'"* 

Um.* servo nel Signore 
PiEa DoMENico Pier Dominici 

Allra leltera dello slesso Padre (Estratta dallo slesso 
Archivio). 



EcCELLr* SiG. 



ra 



Pax X^* 

« La pace del Signore sia nel cuore di V, Eecell, 

» Se non fussi in giorao di festa inpedito al confes- 

» sionario, sarei volato costi a tranquillare eon due 

» parole sole le eonfusioni del suo euore, il ehe non 

» so se mi riuscira fare eon la penna, 

» Le dieo dunque, ehe in questa moneta, ehe si fa 
» a similitudine di Madamigella di JMonpensier, V. E. h^ 
» da salvar la eoseienza, metter in eaulo il buon goveriio 
» polilieo, e satlsfar li negotianli, ehe vogliono far passar 
» queste monete per quelle di Madamigella. Cirea la eo<- 
» scienza V. E. h secura , pereh^ altera la moneta nelle 
» lettere, e nelFarme, e se nelle monete di Madami- 
» gella, quali io non ho vedute, ei sono parte delle me- 
» desime lettere , ehe si mettono in quelle di V. E. , eio 
» non ammette serupolo alcuno purehe non siano totals 



20 

» nientc Ic medesime in (o(um perchc in queslo caso 

» vi sarebbe qualche dubbio; volendoci essere qualche 

» alteralione, c ogni poea basia per salvar la coscienza, 

» quelli due V. V. vogliono dir piu Vedova, che sovrana, 

» e nella moneta di Madamigella, mi dissero che per 

» cstensum vi sta seritio Sovra^ siche non ci possono slaro 

» ii medesimi de F. V. come in quesia di V. E, non 

» possono dire Vedova, V. E. se ne dorma pur quiela 

» sopra di me, potendovisi aggiungere un Z, il che forse 

» sarebbe di sommo piacere a colesli sigJ facendo le let- 

» tere piu somiglianti alF originale di Madamigella. Circa 

» le ultimo due silabe, De Do essendo il nome di V. Ec. 

» poslo in volgare e non in latino, possono benissimo 

» difendersi, circa la coscienza, non importando, che 

» siano ancora in quella di Madamigella, anzi vi e farro 

» perche in essa vi 6 similmente De Do, correndo la 

^ slessa parita del Geifrato che vi pone davanli al / 

» delle monete del Sig. Principe. Circa poi la politica 

» queste monete hanno da passare per quelle di Mada- 

» migella, che tale 6 V intenlione di V- E. e de' Sig. Ne- 

» gozianti; di mode che chi non sapra il secreto, credera 

» che queste monete siano a dirillura di Madamigella 

» di Monpensier, che e quello che si pretende, e chi 

» rinvenisse, ehe sono della Zecca di V. E., sapra ancora 

» che sono state fatte a similitudine di quelle , siche non 

» so vedere dove V. E. , e la sua estimalione possa cor- 

» rer pericolo di derisione. Prego perlanto V. E. per 

» la misericordia di Gesu Oislo a quietarsi del fallo 



21 

» sopra la mia coscienza, assicurandola da Saccrdole 
» del Signore che deve fario con ogni riposo di mcnte; 
» non avendo io in cio altra mira die la sua quictc^ 
» e dal gpado, nel quale sono stalo posto da S. D. M. 
» puo argumenlarne quanto lo desideri, e mi prenia. 

» Se da questa non riniane del tutto (ranquilla, 
» non manchi oggi un poco piu tardi di icri man- 
» darmi a chiamare che verro subito, fra tanto non 
» si mova a novilii alcuna, e si quieti (utla nella piaga 
» del coslato di Giesu Gristo, dove la lascio, e nel 
» suo nome la benedico ». 

Dalla Ghiesa nuova. 
D. V. S. M- el Eccell. 

M. Servo nel Signore 
Pier Domenico Pier Domlmci 

Malgrado pero le ragioni del dotto Padre Pier Domi- 
nici, e la prontezza, colla quale egli si assume ogni 
scrupolo per liberarne la buona dama, allri teologi giu- 
dicavano in ben altro modo. II P. Noceti consiglio la 
Principessa a cambiare it conio delle monete , onde fosse 
difficile confonderle con quelle di altri Principt, e le 
moslro la necessita di far mantenere dai Zeechieri la 
bont^ inlrinseca deir argento, che comunemente era uso 
conservare. Infatti poco dopo i gigli erano eambiati in 
alabarde col motto: Simul lutantur, ct ornanl, ed al 
drilto delle monete era preseritta un' immagine di donna 
col motto: Pulchra virtuUs imago. 



22 

Presso il Signor Principe Doria rinvenni il ponzonc 
ill quest' ultima forma, ed onde il letlore non ne resti 
ppivo lo collochero hella tavola IV.*. 

Non i soli Doria adottarono pero questa (igura. 11 
Viani la riporla nella tavola XIV n. 2, della sua opera 
Memorie Della Famiglia Cybo^ E Della Moneta di JUassa, 
(U Lunigiana, come usata da quella famiglia; diversa 
6 perd V epigrafe del rovescio, e vi si legge invece: 
TRES . SECURES . BONIT . UNC . QUINQ . 

Una nola, ch' estraggo dalF Archivio del Sig. Prin- 
cipe Doria, ei da la bonta degli oltavetti o luigini fab- 
bricati nella Zecca di Torriglia dair ottobre 1667 al 
1668. Essi arrivano alia somma di 7319, e se ne 
veggono anche della bonta di 5. La inseriseo tra i 
document!. 

II cohtratto col Moretti venne annullato il 25 mag- 
gio 1667, e la Zecca fu affidata a Gristofaro Eicolser 
per tre anni e mezzo, merc6 Y annua pigione di pezzi 
1800 da olto reali. £) da queirepoca, ehe la Zecca di 
Torriglia . cesso di esislere. 

Oltre le due principal! Zecche di Loano e Torriglia , 
altre di minore importanza ne sorsero nei Feudi dei 
Principi Doria, che o furono solamente coslrutte, o che 
per breve tempo coniarono monete. Credo utile V enu- 
merarle, e perchd i cultori della numismatica ne ab« 
biano contezza, e perch6 la memoria di esse non 
perdasi. 



23 

ZEGGA Dl LACCIO 



Paris Tasca a 22 dicembre 1668 oUcneva dalla 

r 

Principessa D. Violante faeoll^ di costrurre una Zccca 
in Laccio nolle dipendenze di Torriglia, del quale eo- 
mune quella terra h ora frazione. Vi si dovevano co- 
niare ottavetli, o luigini per anni due, ed il Tasca ob- 
bligavasi a pagare pezzi annui 1500 da otto reali di 
(llto. Se il contratto avesse esecuzione, nessun doeu- 
menlo lo prova. 



ZECCA DI MONTEBRUNO 

Altra Zecca eoncedcva la Principessa D, Violante 
a Paolo Valdcrone, ed a Giorgio Avanzino nel luogo 
di Montebruno , terra a due ore e un quarto alF est da 
Torriglia alia sinistra del torrente Brigneio , o Brignelo. 
Scopo di essa era la fabbrica degli otlavelti, o luigini, 
ed il fitto i soliti millecinquecento pezzi da otto reali. 



ZECCA DI S. STEFANO 



Bartolomeo Pareto di Lorenzo a 15 settembre 1668 
. otteneva dalla Principessa D. Violante permesso di co- 
strurre una Zecca nel borgo di S. Stefano d'Aveto, 
15 miglia distante da Ghiavari. II Principe Giovanni 
Andrea I, avea comprato nel 1592 quel feudo da Gian 
Battista Doria, che n'era Marchese come puo vedcrsi nel 



24 

Lunig, Codex llaliae Diplomaticus , vol. II, pag. 24 H. 
La locazionc duro breve tempo, e Ira le carte delle 
Zecehe del Doria trovo una ricevuta del 7 marzo 16^3 
per pezzi 400, che il Pareto avea pagato in antiei- 
pazione airAgeiile del Principe. 



ZEGCA DI CARREGA 

E Carrega terra posta alle falde delF Arpexella , a 
qualtr' ore dalla Rocehetla ; ed ivi ancora bramava co- 
strurre una Zecca Giovanni Battisla Piangivino- La Prin- 
cipessa pattuiva con lui pezzi 1750 da otto reali annul 
dl fitto, e la locazione durar dovea due anni^ comin- 
eiando dal 28 gennaio 1669. Gil si permetteva di 
coniare ottavetti della bonta di quelli di Loano, e doppie 
altresi, ongari, e monele d' oro d' ogni specie, purche 
la bonta ioro non fosse inferiore a quella dello scudo 
d' oro d' Italia. Sembra, che la Zecca fosse costrutta, 
ma non vi si coniassero monete, sicch^ il 50 marzo 1672 
il Principe Giovanni Andrea III restituiva al Piangivino 
pezzi ollocento seltantacinque da otto reali, che questi 
aveva pagato sin dal li marzo 1669. 



ZECCA DI HOVEGNO 



A Giuseppe Vike il 20 dicembre 1668 si permet- 
teva di coslrurre una Zecca in Rovegno, borgo sulla 
desira della Trebbia, lontano tre miglia e mezzo da 



23 

Ottonc. Egli obbligavasi a pagare in [itlo pozzi annul 
duemila da olto reali, e gii si preseriveva una forma 
spcciale per coniarc Lioni d' argenlo a somiglianza di 
quelli del Belgio. lo la riporto nella tavola lY, ed il 
conlrallo (ra i document!. 



ZECGA Di GAEVBAGNA 



Non sappiamo se in Garbagna, grossa terra a qual- 
tr ore e mezzo sud-est da Tortona, si batlessero mo- 
nete; eerlo e che un Domenieo Cartasegno otteneva 
il 14 marzo 1669 licenza di stabilire cola una Zecca, 
merc6 il fitto di pezzi mille settecento cinquanla da 
olto reali. 



ZfeCCA DI GRONDONA 

1 Doria sostener doveano grave e lunga lite con 
Giovanni Giacomo Ginocchio, cui avevano permesso la 
costruzione di una Zecca ne) borgo di Grondona sulla 
destra del torrente Spointi presso le foci del Rio Dor- 
zogna, a tre ore da Serravalle. II contratto, stipulato il 
3 gennaio 1669, obbligava il Ginocchio a pagare pczzi 
duemila duecento cinquanta da otto reali; ma, soprag 
giunte la proibizione degli Ottavetti o Luigini , e le pene 
gravissime laneiate da tuiti gli Stali contro coloro, die 
ne battevano, egli chiedeva rifacimento dei danni. II 
10 settembre 1680 lerminavasi alia fine ogni contro- 



26 

versia tra i Doria e io Zeccliierc Ginoecliio, clie dai 
primi riceveva pezzi cinquecento da otto reali. 

Questo cenno suUe Zecche del Principe Doria, spero 
che riuscira utile a coloro, die, possedendo allre mo- 
nele di questa Famiglia, oltre quelle che io descrivero 
nel capo segucnte, vorrebbero sapere da quale Zecca 
siano venute fuori. 



27 

CAPO IV. 



SERIE DEI PRINCIPI DORIA , E LOUO MONETE E MEDAGLIE 



1. 



Andrea Doria I, clie, come dicemmo , ebbe titolo ed 
onori di Padre della Patria, ottenne da Carlo V Impc- 
ralore il Principato di Melfi nel Regno di Napoli, cbe 
trasmise eon allri feudi ai eugini. Egli naeque il 50 
noyembre 1466, e cesso di vivere il 26 marzo 1560. 
Non avendo avuto prole dal matrimonio eon Pcretta 
Usodimare, figlia di Gherardo e di una sorella di Papa 
Innoeenzo VIII dei Gibo, e vedova di Alfonso Del 
Garretto Marehese di Finale, islitui suoi eredi i (igli 
di Giannettino Doria suo eugino, ueeiso nel 1547 dai 
partigiani di Gio. Luigi Fiesehi nella eelebre eongiura 
da lui maeehinala. 

Non si eonoseono monete eoniate a nome di An- 
drea Doria. Egli ^ vero, ehe una lettera spedila nel 
seeolo scorso a Vienna , ehe io vidi nell' Archivio della 
Fanniglia, parla di una doppia col nome di Andrea, 
ma essa spettar dee al secondo di tal nome, ehe, come 
vedremo, fe' senza dubbio batter monete. Molte meda- 
glie, invece, furono eoniate ad onore di Andrea Doria 1, 
n6 allri Y avrebbe piu di lui meritate. Parecchie hanno 



28 

il rilralto del Principe da uu lato, ed una galera al 
rovescio. Quella, che riporlo nclla (avola I. num. 1, si 
conserva net Medagliere delta R. Universita in Genova , 
che ne possede un esemplare in argento, ed un se- 
condo in bronzo. L' uno e Y altro intorno al ritraUo 
hanno I'epigpafe ANDREAS. DORIA. P. P. Non dif- 
ferisce da quesla quella ch' ^ riporlata al numero 2 , 
che per Fepigrafe NON. DORMIT. QUI. CUSTODIT. 
la quale h nel rovescio, e per il cognome delFeroc 
scritto AURIA in luogo di Doria. £ questa, e Taltra, 
eh' ^ al numero 3, furono da me estratte dair opera 
di Gio. Giacomo Luckio Sylloge numismatum elegan- 
tiorum excusorum ab anno ISOO ad 1600. Argento- 
rati 1620. 

L' ultima di esse ha nel dritlo V eroe ignudo, che 
appoggiasi ad un albero, impugnando un remo. Lo 
contornia \ epigrafe ANDREWS. AURIA. CLAS. PRAEF. 
Nel rovescio vedesi la rosa dei venti, e \ iscrizione 
VIAS. TUAS. DOMINE. DEMONSTRA. MIHI. 

Quella, ch' h al numero i, k nella ricca e scella 
coUezione del dottissimo numismatico Signor Avvocalo 
Gaetano Avignone in Genova. Ha dal dritlo il ritratlo 
del Principe coll' epigrafe ANDREAS. DORIA. P. P. , e 
dal rovescio V immagine della liberta coir iscrizione 
LIBERTAS. PUBLICA. Le Ire prime ricordano le chiare 
imprese del Doria, quale Ammiraglio dei maggiori 
imperi d'Europa, e la quarla rammemora la piu in- 
signe delle opere di lui, la liberla donala alia patria. 



. 29 

Delia quinta (tav. II, n. 1), ha due csemplari il 
Medagliere delta R. Universita di Genova, in argento 
uno, r al(ro in raine. Vedesi nel dritto il solito ritratto 
del Doria coirepigrafe ANDREAS- DORIA. P. P. Nessuna 
iscrizionc e nel rovescio, ma 1' immagine di uno schiavo 
corieo di eatene, allusiva al celebre corsaro Dragul dalle 
galee del Doria fatlo prigione presso Calvi in Corsica. 

A quale incisore atlribuir debbansi le due medaglie 
colla galera, e con lo schiavo, io non so definire. Una 
nola di mano del Sig. Aw, Cav. Gio. Cristofaro Gan- 
doIO, eh' e nella Biblioteca della R. Universita di Ge- 
nova, le vuole eseguite su un modello di Alfonso Ciit- 
tadella. E veramente il Vasari al principio della vita 
di coslui ( Vite dei piii eccellenli pittori e scullori ecc. 
Firenze i853, Lemonnier, vol. IX. pag. 9), afTerma, 
eh' egli in piccola medaglietla di eera facesse il ritratto 
del Principe Doria al naturale ; pero Y illustre mio 
amico Ciav. Santo Yarni, in sifTatte materie giudice a 
niun altro secondo, ravvisa in esse la maniera del 
celebre Fra Giovanni Angelo da Montorsoli, che di 
superb! monumenti decoro Genova nostra, e ci lascio 
anche una stupenda statua del Doria, che, nella rivo- 
luzione del 1797 dalla popolare licenza delurpata, 
nionco , ma pur sempre ammirabil torso , or serbasi 
nel chiostro della chiesa gentilizia di S. Malteo. 

Bella, sebben di recente conio, h quella che vedesi 
al numero 2 della stessa tavola 11, ed c lavoro di 
Nicolo Cerbara, il cui nome e scritto nel diritlo sotto 



30 

ii rilraUo dclF eroe, Qucslo 6 circondalo dalF epigrafe 
ANDREAS. AB. AURIA. Nel rovescio leggesi MAGNIS. 
MARL RED- GESTIS. PATRIAE. REGNO. RECUSATO. 
LIBERTATE. LEGIBUS. CONSTITUTIS. Una corona di 
alloro cinge I' iscrizione, soKo la quale stanno Y ordine 
del Tosone d' oro, di che era il Doria insignilo^ ed un 
rosiro, quasi testimone delle grand! imprese niariuime 
di Andrea. 



II. 



Giovanni Andrea 1, figlio di Giannellino e di Gi- 
neita Centurione q. Adaino, nacque nel 1539, e manco 
il 2 febbraio 1606 (1). Ebbe ad ajo Plinio Toma 
celli Bolognese. Sposo il di del Corpus Domini 1558 
D. Zenobia Del Carrelto q. Marco Anlonio, che mori il 
18 dicembre 1590. Luogolenenle di Andrea, ne eredilo 

(i) Onde chiaramcnle veggasi qaal grado di consanguineila pas- 
sasse Ira Andrea Doria ed il suo erede, colloco qui Talbero genea- 
logico, cominciando dal loro slipile comune: 

Ceva 

I 

Francesco ^ 

I 



Giovanni Ceva 



Tommaso Andrea I 

I 
(lianncUino 

I 

Giovanni Andrea I 



51 

i feudi ed il valore, come mostrano le imprese di lui, 
die leggonsi descrillc ne' varii slorici di Genova. Pre- 
dilosse la terra di Loano, la circondcT di mura, e vi 
fabbric6 un palazzo. Per pubblico decrelo il Senate in 
onore di lui fe' innalzare una statua marmorea , il torso 
della quale , insieme alF allro di Andrea , vedesi oggi 
nel Chiostro della Chiesa di S. iUatteo, gentilizia della 
Famiglia. Nell' Archivio dei Notai di Genova evvi il 
tcstamento di Gio. Andrea I, che lo consegnava al 
Notaio Cangialanza il 5 dicembre 1604. 

La R. University di Genova possiede due monete di 
questo Principe. La prima ( vedi tavola II, n. 3), d 
denominata , yolgarmente , lo Scudo della galera. Ha 
dal dritto V immagine del Principe coll' iscrizione 10. 
AND. AUR. COMES. LODANI. 1600: e nel rovescio 
una galera coll' epigrafe DEI. ET. REGIS. MUNERE f 
Nel volume Monnaies en argent, qui composeni une des 
differentes parties du Cabinet de I'Empereur, Vienne, 
1756, pag. 514, S delineato questo scudo, ch'6 as- 
segnato pero a Gio. Andrea II, il quale nel 1600, 
non era di certo ancor nalo. II chiarissimo Sig. Cav. 
Giuseppe Arnethy, Gonsigliere di Governo, e Direttore 
del Gabinetto delle medaglie e delle antichil^ di S. M. 
V Imperatore d' Austria in Vienna , con sua lettera del 
10 p. p. novembre gentilmente avverlivami come dello 
scudo tesl^ descritto esistano tre esemplari in quella 
Capitale, che presentano alcune diflerenze tra loro. 
Uno e aflatto uguale al nostro, e conservasi ncl Ga- 



32 

binedo di S. M. V Imperalore d' Ausfriq. Gli altrl due 
apparlengono al Sig. Conte di Montenuovo, e dai di- 
segni, che ne pbsscggo, rilevo che un di essi ha nel 
rovescio dopo MUNERE, due eroei ^^; e Faltpooffre 
i due zeri delF anno assai confusi , e non divisi per 
punti dalla sillaba che segue 10. 

Le gride genovesi dell' 8 giugno 1602, IS marzo 
1605, 27 luglio e 2 agosto 1606, e S sellembre 
1616 uguagliano questo Scudo nel peso e valore a 
quello della Repubbliea , cio6 peso un' oneia , dieci 
dcnari, ventuno grani, e -|-5 valore Lire quatiro e 
soldi dieei. 

L' esemplare delF Universila ha il peso di grammi 
37, 50, cio^ un'oncia, tre ottavi, e venlisci grani. 

La seconda (vedi tavola 11 n, 4), 6 un Ducatone. 
Ila nel diritto Y effigie del Principe coll' epigrafe JO : 
AND: AUR: MAR: S: STEPHANl: 1601:.. nel rovescio 
il cadueeo col motto CONSILIO. CELERITATE. 

S. Stefano, come dicemmo, fu acquistato dal Prin- 
cipe Gio. Andrea, e pare che bramasse colla moneta 
ricordare tal falto , ed il cadueeo , e le parole comilio 
celeritate scolpite in essa corroborano tale idea. 

Le gride predette danno al Ducatone il peso di 
un'oncia, cinque denari, otio grani, e sette decimi, 
od il valore di Lire genovesi tre , soldi quindici , >de- 
nari nove. L' esemplare che descrivo, pesa un'oncia, 
qualtro denari, e setle grani, che corrisponde a grammi 
31, 80, ma ^ alquanlo corroso. II Ducatone 6 assai 



33 

pill rare dello Scudo gia descritlo. Gli spczzati del-> 
Funo c delFaltro, dei quali ^ pur cenno nellc gride, 
son rari assai , ne in Genova se ne frova alcun esem^ 
plare. In qilal luogo le due monete fosscro battute 
indovinar non possiamo; ma la relazione al Gonte GHt 
stiani, delia quale feci parola, ci permette di credere, 
che cio avvenisse in Loano, ove sorse la prima Zecca 
dci Doria, Alcuni suppongono, che il Principe Gio. An- 
drea ayesse fatlo coniare le prime sue monete daj 
Zecchieri della Repubblica, ma nessuno documento eel 
prova; anzi vedemmo, com'egli sin dal 1594 pariasse 
di monete battute nei suoi feudi ( Vedi Istruzione a) 
figlio D. Carlo ), 



III. 



Andrea II, Principe di iMelfl, nato il 7 settembre i 570, 
mono rn luglio 4622, sposo nel 1593 Donna Gio^ 
vanna Colonna di Fabrizio, la quale mori a' 26 
marzo 1620. Le monete coniate in Loano nel 1606, 
delle quali parlasi nel capo precedente, dovevano por- 
(are 1' impronio di questo principe ; ma nessuna di 
esse ci venne alle mani, n6 troviamo che allri le ab- 
bia mai descritte, 

Gio. Andrea primogenito, Marchese di Torriglia, nato 
il 22 febbraio 1606, premori al padre YS agoslo 1618. 

Oliviebi, Monete ecc. 3 



34 

IV. 

Giovanni Andrea II , Principe di Melfi , prima D. Pa- 
gano, nato 11 28 novenibre 1607, morto in Cagliari 
Vice-Re per la Spagna il 48 gennaio 1640, sposo nel 
1627 Donna Maria Pol issena Landi di Federico, Prin- 
cipe di Val di Taro, nala il 29 dicembre 1608, morla 
il 19 dicembre 1679. fi per tal malrimonio, che i 
Principi Doria aggiunsero al lore il cognome dei Landi, 
e i>e presero lo stemma. Di questo Principe ha la Br- 
blioteea della R. Universita di Geneva il disegno di 
una moneta in oro favoritomi da quel dotlissimo e 
genlilissimo Numismatico, ch' e il Cav. Domenico Proniis 
Bibliotecario di S. M. il Re di Sardegna (V. tavola III., 
num. 1). L'originale conservasi nel Gabinetto Impe- 
riale di Vienna , come mi assicura il Sig. Consigliere 
Arnethy prelodalo. Ha nel dirilto Timmagine del Prin- 
cipe coir iscrizione 10. AND. AUR. LAN. COM. LOD. 
1659. G. M. ^ e nel rovescio, T aquila, stemma della 
famiglia, appoggiata alia croce di S. Andrea, ed in 
mezzo e scolpita Tarma Landi. L' iscrizione ricorda la 
dignity di Principe del Sacro Romano Impero SACRL 
ROM. IMP. PRINCEPS. Con fondamento possiamo affer- 
mare, che lal moneta fosse baltuta in Loano, unica 
Zecca, che i Doria avessero in quel tempo. II dia- 
metro della monela la fa uguale ad un Pezzo da due 
Doppie, da quaHro Scudi o Ducati in oro. Lo Scudo 
d' oro della Repubblica genovese in quel tempo d dalle 



33 

gride calcoiato uguale n quelli di Spagna, Napoli, Ve- 
nezia e Firenzc, eio6 di bonta carali 21 c --, e di peso 
denari Ire, un grano cd -5-^ chc corrisponderebbero in 
peso decimale a grammi 5, 543. Quello di Milano, 
Savoia, Parma, Piacenza, Bologna, Ferrara, Lucca, he- 
sanzone e Mantova sono valutali di bonta carati 21 -j^, 
e di peso denari tre, cio6 grammi 3, 299 di peso 
decimale. I Doria , come vedemmo , seguivano la (arifTa 
e il calcolo di Genova nelle monete d'argento , e quella 
di Milano per le mooele d' oro , siech^ la moneta , 
die descriviamo, se non e corrosa, aver deve il peso 
quadruplo dello Scudo d'oro di Milano d' Italia, cio^ 
grammi 13, 19&. 

La maneanza dei doeumend non ei permelte di spie- 
gare le iniziali dello Zeeebiere G. M. 



V. 



Andrea HI, nalo in Genova il 19 giugno 1628, 
moriva il 19 ollobre 165i in Pegli, ed era sepoJto 
in Loano. Egli sposo il 2 febbraio 1652 D. Yiolante, 
unica figlia ed erede di Nicolo Lomellini, elie visse 
sino al 29 agoslo 1702. 

Nessuna monela di tal Principe abbiamo, ne forse 
mai ne furono coniate in suo norae. Egli rimase or- 
fano air et^ di 12 anni solto la lutela della madre 
D. Polissena Landi, che avviso opportuno lar subito 
chiudere la Zecca di Loano aperla negli Stati princi- 



36 

peschi. Notanimo, come died anni dope la morte di 
lui, e precisamcnte nel 1664, la vcdova Prineipessa D. 
Violan(e, Reggente gli Slati del figlio aneor minorenne, 
riaprisse la Zceea di Loano, ed altre ne sorgessero 
nei suoi domini, le quali\ non a nome solo del figlio, 
ina della Prineipessa medesima, eoniavano monele. La 
Biblioteea della R. Universila di Genova possiede il di- 
segno di una di esse, che, come T ultimo che descrissi, 
ebbi dalla cortesia del ehiarissimo Sig. Cav. Promis 
prelodato , il quale Y aveva ottenuto molti anni or sono 
da quel Cav. Heydeken, Console Russo in Genova, che 
radund le monele liguri, che serbansi oggi nella R. 
Universita di Genova. II leltore vedri ( vedi lavola III. 
n. 2), ch'essa e uno degli Otiavelli balluli per il Le- 
vanle e descrilii nel capo preccdente. Ha dal drillo 
r immagine d' una donna, e T epigrafe DON. VI. LO. 
PRLXCI. S. VED. DO. Non cefchera la spiegazione 
esaHa di coteste lellere, chi ricordera, eh' esse son la 
per ingannare e confondere la moneta eon quelle di 
Madamigella di Monlpensier. In italiano suonorebbero 
Donna Violante LomelUni Prineipessa vcdova Doria. 
Quell'5per6 non ha senso, n6 ammetle diehiarazione. 
Nel rovescio vedesi uno scudo coronalo, che ha due 
gigli di sopra ed una piccola aquila in fondo. L' anno 
16*65 sta in tal modo diviso ai due la(i, e Tepigrafe 
DOMINUS • VIRTUS • MEA. E. SALUS. MEA o Nel 
Catalogue de la grande collection de M. Leopold Welz 
de Welle^ihein , torn, II., dd vol. II., pag. 659, 



37 

Ipovasi ia descrizionc dl questa moneta, e vien ri- 
cordato F Appel III., 966. II peso di essa dev' es- 
sere uguale a quello dcgli altri Luigini dei Doria, 
cio6 circa grammi 2, 20. Nel Gabinetto Imperiale di 
Vienna serbasi un eseniplare mal conservalo di questa 
monela. 



VI. 



Gio. Andrea III, nalo il 2 niaggio 1653, morto 
il 17 dicembre 1737, sposo il 25 oUobrc 1671 D, 
Anna Pamphili del Principe D. Gamillo, la quale mori 
il 21 marzo 1725. Da costei ereditarono i Doria i 
grandi feudi , che posseggono in Roniagna , sicche , 
lasciala la patria, si trasferirono cola, e riunirono al 
proprio il cognome degli estinli Pamphili. 

Di cinque monete di Gio. Andrea III la Biblioteca 
deir Universita ha i facsimile in gesso, di una il dise- 
gno a penna. Ebbi tre dei primi dal diligenle Nu- 
mismalico Sig. Luigi Franchini, e rappresentano (re 
monete in argenlo della ricca collezione, ch'egli pes- 
siede; gli altri due mi furono ancor essi donati dal 
Cav. Promis gia lodato, e ritraggono due Doppie in 
oro, r ultimo mi venne dalla cortesia del Sig. Arnethy 
succitalo. Le descrivo secondo T ordine cronologico. 
La prima, e in argento, e trovasi nella Gollezione del 
Sig. Franchini (vedi (avola 111. n. 3.), ha nel dirilto 
il rilratto del Principe ancor fanciullo colF epigrafe 



38 

JOANES. AND. I>KL\. DOUIA. LANDI , ed al rovc- 
scio uno scudo coronalo, chc offre I'aquila imperiale 
col motto DIG. LAUDATO, e dl solto T arma Landi 
coir anno 16-68 diviso ai lati. Lo scudo k appoggiato 
alia croce di S. Andrea, ed intorno vi sta scrilto 
DOMINUS. VIRTUS. MEA. ET. SALUS. MEA. Pesa 
grammi 4, 50 e sembra un Pezzo da un reale, moneta 
molto in uso a quel tempo , c proibita ben mille volte , 
perch6 scarsa spesso di peso, e di lega inferiore al 
debito, come quella che si coniava per sola specula- 
zione mercantile. La seconda (vedi tavola III, n. i) 
h la met^ della precedente. Ha nel diritto il rilralto 
del Principe colF iscrizione. 10. AND. PRL DORI. LAN. 
Nel rovescio lo scudo 6 uguate al precedente , ma varia 
Tiscrizione o SPES. MEA. IN. DEO. L'anno manca per 
met^, essendo la moneta bucala. Essa fa parte della 
ricca coUezione del Sig. Gonte di Montenuovo. La terza, 
pure in argento ( vedi tavola IH. num. 5 ) , rappre- 
senta un Luigino dei tanti battuti in Loano. Ha dal 
diritto rimmagine del Principe ancor fanciuUo coU'e- 
pigrafe 10. AND. PR. DORIA. L. Nel capo precedente 
6 indicato perck^ avanti 10: siavi una cifra inesplica- 
bile; essa serviva ad imitare meglio la moneta del 
Principe d'Orange. Nel rovescio evvi lo scudo con tre 
gigli, coronato nella solita guisa, e I'anno 16-65 cosi 
diviso ai due lati. L'iscrizione DEUS. PROTECTOR. 
MEUS. sta in giro. Tal monelina pesa grammi 2, 20, 
e la possiede il Sig. Luigi Francliini. 



39 

La quarta (vcdi tavola IV. n. I), la quale 6 in oro, 
ha nel diritto il rilrallo del Principe coir epigrafe 10. 
AND. PRI. DORI. LAN. e nel rovescio lo scudo coronalo, 
che rappresenia V aquila dei Doria , appoggiata alia 
cpoce di S. Andrea e tenenle in petto lo stemma dei 
Landi coll' iscrizione SPES. MEA. IN. DEO. 1665. La 
quinta ( vedi tavola IV. n. 2) presenla nel diritto il 
ritratto del Principe colF iscrizione 10. AND. PKI. DORIA. 
LAN. Al rovescio ha lo scudo coronalo colF aquila iinpe- 
riale, ed il motto DIO. LAUDATO, e quindi lo scudetto 
coirarma Landi. Lo scudo e appoggiato alia croce di 
S. Andrea. Esso ha dai lati diviso F anno 16-65, ed 
inlorno F iscrizione SPES. ME\. IN, DEO. Questa epi- 
grafe rende il conio diverso da quello della moneta 
della tavola III, n. 5, ma eombina colFaltra in argento 
ch'6 nella stessa tavola III, num. 4. II diametro delle 
due monete teste descrilte le mostra uguali alia Doppia 
di Milano, o d' Italia, la quale, secondo la grida del 19 
settembre 1659, aveva il peso di grammi 6, 598, o 
di un quarto d'oncia. A quel tempo la Doppia di Mi- 
lano, d' Italia, valeva in Genova Lire 17. 1 faC'Si- 
mile di queste ultime due monete , e V indicazione 
ch' esse siano in oro ebbi dalla gentilezza del dotto 
Cav. Promis, come g\k accennai. 

La sesta ( vedi tavola IV, num. 5)6 uno scudo 
d' argento uguale a quelli della Repubblica genovcse 
del tempo. Posa grammi 37, 10. Nel diritto ha Tim- 
magine del Principe eolF iscrizione 10. AND. AURIA. 



40 

LAN. PRINC. e T anno 1670. Ncl rovcscio il solilo 
scudo coronato coir aquila , V arnia Landi appoggiata 
alia croce di S. Andrea, e V epigrafe SPES. iMEA. IN. 
DEO. II sigiior Franchini ha questo Scudo nella sua 
collczione. Nel 1670 Tunica Zecca dei Doria, che an- 
cora esislesse , era quella di Loano. 

II Principe Gio. Andrea III, fece compilare un corso 
d' Ordini e Costiltizioni Civili e Criminali per i suoi 
fetidi, che furono stampali in Genova nel 1756 dallo 
Scionico. Nella tarifTa delle multe e paganienli di ogni 
natura, si usa la moneta genovese. 

Andrea nato il 15 agosto 167i, premori al padre 
il 25 giugno 1737. Egli spos6 nel 1703 D. Livia 
Genturione-Becchignone , figlia di Giambaltista q. Gior- 
gio Doge di Genova, la quale mori il 10 marzo 1743 
in Bologna (1). 

VIL 

Gio. Andrea IV, nato il 31 luglio 1707, mori V8 
dicembre 176i in Roma. Egli sposo in prime nozze 
il 28 febbraio 1726 Donna Maria Teresa figlia di Gio. 
Andrea Doria, Duca di Tursi. Benedetto XIV sciolse 
quel matrimonio con Breve del li giugno 1741, ed 
il Principe tolse in seconda moglie il 23 febbraio 1743 

(1) Sebbene i Prinripi ebe seguono non abbiano avuto Zecche, 
n& rooncte fossero coniate a loro Dome, parmi opporluno di rife- 
rirne la serie intera siuo al noslri giorni, oodc qucslo lavoro sia in 
ogDi sua parte complelo. 



4t 

Donna Eleonora Carafa di Fabrizio, Duca d'AndrIa, la 
quale manco in Roma il 1.^ marzo 17G5. 



VIII. 



Andrea IV , prima D. Giorgio , naeque il 2 dieembre 
17ii, e mori il 18 marzo 1820. Egli si eongiunse in 
malrimonio il 6 maggio 1767 con Donna Leopoldina 
Maria di Savoja-Carignano , zia del Magnanimo Re Carlo 
Alberto. 



IX. 



Gio. Andrea V, avanti D. Luigi, naeque il li 
luglio 1768, e mori il 28 gennaio 1858. Ebbe in 
moglie Donna Teresa Orsini, Prineipessa di Valmontone, 
figlia di Domenico dei Duehi di Gravina. II primoge- 
nito Don Andrea, nato il 15 dieembre 1810, premori 
al padre il i marzo 1856, e pereio eredito il princi- 
pato il vivente. 



X. 



Andrea V, avanti D. Filippo. nato il 28 seltembre 
1815, il quale sposo il 9 aprile 1859 Donna Maria 
Alatea Beatrice, figlia di Lord Talbot Conle di Shrews- 
bury. II loro primogenito Giovanni Andrea naeque in 
Albano il i agoslo 1845. 



42 



CAPO V. 

SIGILLI DEI PRINCIPI DORIA 

I sigilli del Principi Doria, che mi vennero alle mani, 
sono pochi al cerlo , ne ci offrono iinportanli varia- 
zioni (ra loro. 

II primo (vedi lavola V, num. 1) spella ad An- 
drea I; e su carla bianca , allaccato ad una leltera, 
che quel Principe scriveva ai Prolellori di S. Giorgio 
Pagoslo 1527 da Civitavecchia, per raccomandar loro 
il nipote Imperiale Doria eletlo dalla S, Scde Vescovo 
di Sagona in Corsica. Esso rappresenla Taquila distesa 
sulla croce di S. Andrea. 

II Giustiniani solto il 1512 ci narra, che i nobili 
Doria lasciate le diverse insegne, che solevano por- 
tare, tulU concordi deliberarono di adottare quella del- 
r Imperalore , ed , accid qualche distinzione tra lo 
stemma loro e P imperiale esistesse , vollero, che la 
meta del campo, sul quale si dipinge Paquila, fosse 
bianco. La croce di S. Andrea fu aggiunia dal Prin- 
cipe Andrea I forse a moslrare la sua venerazione verso 
il Santo, del quale porta va il nome, ed i suoi sue- 
cessori ve la mantengono anche oggidi. 

Rinvenni questa impronta nelPArchivio di S. Giorgio; 
degli allri che seguono, si conservano tultavia i sigilli 
originali in acciaio nelFArchivio del SIg. Principe Doria 
Pamphili in Genova. 



43 

11 secondo (vedi lavola V, n. 2) ed ii tcrzo (ibid, 
num. 3 ) differiscono dal primo per gli ornamenli , 
ma lo stemma it lo stesso, eioe la solila aquila na- 
scenle. In quello non vediamo corona di alcuna specie, 
perch6 anleriore alFepoca, nella quale Andrea ottenne 
il Principato. II quarto ed il quinto presentano Farma 
Doria inquarlata con quella dei Landi, Principi di Yal di 
Taro, cio6 i quarli primo e quarto divisi da sei sbarre in 
oro ed azzurro tramezzali da una fascia d' argenlo , ed il 
secondo e lerzo ad onde con fascia in azzurro ed oro. 
I Doria, come dicemmo, assunsero tale impresa per il 
matrimonio del Principe Giovanni Andrea II con D. 
Maria Polissena Landi nel 1627. 

Nel seslo e seltimo (vedi tav. V, num. 6 e 7) 
air aquila Doria h congiunlo lo stemma doi Lomellini, 
cio6 scudo tagliato in rosso ed oro; e cio perche il 
Principe Andrea III sposo D. Violante Lomellini il 2 
febbraio 1652. 

L' ultimo finalmente (tav. V, n. 8) riunisce le (re 
imprese Doria Landi e Pamphili. Conosciamo gia le 
due prime, e ci basta indicare, che la terza ha tre 
gigli , e la colomba col ramoscello di ulivo. Questo si- 
gillo e certamente posteriorc al matrimonio del Principe 
Gio. Andrea III con D. Ainia Pampliili. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO I. 

Guglielmo Re dei Romani concede al primogenilo dc* Fiescbi il titolo ed i 
priYilcgii di Conte Palatine (1). Anno 1249. 



Wilielmus Dei gratia RomaDorum Rex, semper Augustus, viris 
Dobiiibus Opizoni, Alberto, Jacobo, Thedizio, et Nicoleto, comitibus 
Lavaniae, dilectis fidelibus suis gratiam suam et omne bonum. 
Regalis solertia Imperio subditorum merita provida deliberatione 
discutieus , benemerltos solet attollere laudibus , et beneficiis 
uberioribus amplexari. Hinc est quod cum vos et vestri erga 
Romanum Imperium illam conservetis coustanliam , illumque 
servetis affectum, ut inter alios couGdeles mcreanimi ab eo specialis 
praerogativae titulo iusiguiri. Nos haec non immerito attendentes, 
haoc vobis et Domui vestrae de Flisco concedimus diguitatem, 
privilegium seu honorem, ut quicumque ex nunc et in perpetuum 
successive inter Dominos de Domo praedicta sit, et fuerit major 
natu, comitis palatini dignitate prefulgeat, et honore, et comes 
palatinus existat, cum omni jure, omni Dominio, omni jurisdictione, 

(1) Yedi LuM'g, Codtx lialiae Diplomaiicus. Vol. 11, png. 9459. 



48 

ot causa, ot cum omuibus pertincntiis ad diguitalem ac honorem 
praedictum. Insuper etiam volentes Doraum veslram specialis 
privilegii honore fulgere, vobis et haeredibus vestris duximns 
concedendum, ut quandocumque ad consenratorem vei ejus vicarincn 
ex crimiuali negotio, vel civili per Italiam a cujuscumque audientia 
coDtigerit appellari majori nalu dictae Domus veslrae de Flisco, 
qui nunc est inler vos, et in perpetuum fuerit successive, 
liceat has causas appellationum cognoscere, et terminare easdem, 
ac executioni raandare, juslitia mediante, et aliis maodare judicibus 
lerminandas , ac constiluere et creare judices per proviucias qui 
cognoscendi de eis, terminandi, ac executioui maudandi habeaot 
potestatem» prout eis visum Tuerit expedire. Regali etiam munificentia 
vobis ac Domui veslrae In perpetuum, et vestris successoribus 
successive concedimus in his, qui nunc sunt, vel in perpetuum 
inter omnes de praedicta Domo ftierint^ major natu dandi tutores 
et curatores minoribus et aliis qui tutela et cura indigent, 
eorumque alienationibus interponendi decreta , faciendi judices 
ordinance et Tabelliones publicos Imperiali auctoritate vel Regia 
per Italiam liberam habeant facullatem. Ad haec etiam vos et Domum 
vestram , ac haeredes vestros in perpetuum cupientes specialibus 
honoribus , et insignils decorare , vobis hujusmodi concedimus 
potestatem, utquicumque de Domo praedicta nunc est, et in 
perpetuum fuerit pro tempore major natu , cudendi monetas novas 
sub nomine Imperatoris in terra vestra et ubicumqne per Italiam, 
cujuscumque speciei, vel generis, sub imagine et superscriptione 
Regis , vel Caesaris habeat facullatem , eaedemque Imperiales 
noncupentur pecuniae el ubique sicut monetae legitipae communiler 
expendanlur. Praeterea vobis et vestris haeredibus successive in 
perpetuum Regali providentia duximus concedendum, ut quicumque 
de Domo vestra major fuerit natu, de nostro et snc>cessorum 
nostrorum consilio repuletur, et omnibus noslris et successorum 
nostrorum consiliis libere valeat interesse, et ubicumque, et 
quandocumque, et quocumque tempore ipse major praedictae 



49 

Domns in curia nostra, vel illorum qui post nos Regnum vel 
Imperiara obtinebunt, per se, vel suum vicarinm morari voloerit, 
pro qnadraginta familiaribas et eqais totidem expensas a Curia 
sufficientes habeat, prout aliis e^^pensae honorabiliter in eadem 
Curia exhibentur. Porro ad omnem inter vos et haeredes vestros 
in posterum dissensionis materiam amputandam, praedicta omnia 
tali modo concedimus et donamus , ut omnes proventus et redditus 
ex supradictis omnibus, et quibuscumque constiterint inter vos et 
baeredes vestros in perpetuum, in stirpes et capita aequaliter 
dividantur; major vero natu, qui semper de praedicta (uerit inter 
omnes, pro honore, solicitudine, et labore de praedictis proventibos 
praecipuam habeat quartam partem, et ut nulla super appellatione 
de stirpe aliquando dubitatio esse possit, taliter stirpes duximus 
declarandas, ut et latere Opizo, ex alio vero Albertus, Nicolaus, et 
Tbedisius eorum nepos pro stirpe ipsorum , deseeodentibus babeantur. 
Si quis autem hujus Regalis concessionis paginam infringere, 
attemptaverit , vel ei ansu temerario praesumpserit contraire, 
gravem nostrae celsitudinis offensam cum banno Imperii se noverit 
incursurum. Datum apud Confluentiam, anno Domini millesimo 
ducentesimo quadragesimo none, secundo nonas septembris, 
indictione septima Regni Nostri anno primo. 



DOCUMENTO 11. 

Lanft*anco Vescovo d* Albenga dh in feudo i1 luogo di Loano ad Oberlo Doria 
coir annuo censo di lire novo di Genova ( Dall* Archivio di Albenga) (1). 

In nomine Domini Amen. Anno mccLxni ind. vi, die xiv januariL 
Nos frater Lanfrancus Albinganensis Episcopus, nostro et Episcopalus 

(1) Eslraggo questo documento dal codice C, lY, 14, della Bibiioftca deila 
R. University di Genova intitolato Documenli storici di cose genovesi e Ugnri, 
Non mi fo quindi mallevadore delP esattezza delta copia. 

Olivier I , MoneU ecc. 4 



50 

nostri nomine, et pro ulilitale i(\sins Episcopatus damns, concedimus, 
el tradimus tibi Oberto Auriae Alio D. Petri Auriae civi januensi 
in rectum feudum nobile et gentile totum illud, quod in territorio 
Lodani , vel circuitu Lodani infra lias coberentias a fossato Carresii 
ad mare, ut consuevit currere, usque ad cimam Castellarii sicut 
vadit transitum, sive senterium versus Yulpariam usque ad Petram 
incisaro versus Lodanum , dicti Episcopatus nomine h«ibemus , vel 
habere usi sumus, vel nobis diclo nomine competit, seu competere 
potest in terris cultis, et inc^iltis, et possessionibus , domibus, 
edificiis, hominibiis, fidelitatibus, jurisdictionibus , contili, et districtu 
debitis, (ictis, vel actionibus, rupibus, et minis, et piscaliouibus , 
datiis, et collectis, etbaqnis, et roxiis, et angariis, et perangariis, 
et omnibus aliis, supra terram, et infra terram ibidem diclo 
E^iscopatui competentibus , excepta decima, quam nobis tenemus, 
et specialiter reservamus, excepto quod tu et baeredes, el 
successores tui ad quos praedicta pervenerint, nobis et soccessoribus 
nostiMS aonuatim in festo puriiicalionis Gloriosae Virginis Mariae 
nomine census, seu fructus, vel debiti dare el reddere tenearis 
libras novem denariomm lanuae, et etiam nobis et successoribus 
nostris fidelitatem facere et servare, et omnia in feudum rectum 
et gentile tenere. Item dicto nomine damus cedimus et tradimus, 
Tel quasi transferimus et mandamus tibi Oberto praedicto, dicto 
nomine omnia jura, rationes et actiones reales, et personales utiles, et 
directas, atque mixtas, et meri imperii atque mixti, quae in 
praedictis, et circa praedicta dicto nomine habemus, el usi sumus, 
et nobis competunt, et competere possunt, ita quod ex his, et 
pro his agere, petere, uti, defendere, et omnia demum facere, 
quae merita causarum et negotiorum postulant, et requirunt, et 
quae.nosmet facere possemus, constituendo te procuratorem , ut in 
rem tuam propriam. Hanc quidem in feudum dationem, vel 
traditionem, vel quasi omnia, et omnia infrascripta et singula, et 
universa per nos, nostrosque successores nomine praedicto tibi 
Oberto praefato, et hneredibus et successoribus tuis ad quos dictum 



51 

feudum pervenjBrit ratam, et rata, et firmam Anna, irrevocabilem 
et irrevocabilia habere et teoere, et earn, et ea ab oroni persona, 
colegio, et Uoiversitate defendere, et explere, et distrigare, et 
aulorizare, et nos dicto nomine pro defensione ipsius et ipsoratn 
apponere sob poena dapli de quanlo contrafieret, statis manentibus 
dicti feudi datione, et concessioner et contractu, et omnibus 
supradictis tibi Oberto supiadicto stipulanti promiltimus nomine 
snpradicto, et reficere omnes expenses, damnum et interesse quas 
et quod occasione praefata facies, vel incurreris ob hujusmodi, 
vel succumbendo in judiciis et extra, inde tibi tuo verbo simplici 
credendo sine juramento, et sine testium, et aliqua probatione tibi dkto 
nomine restituere , et resarcire promittimus sub obligatione omnium 
fructuum dicti Episcopatus (1) illud totum quod dicto nomine habetis 
vel habere usi estis, seu dictu$ Episcopatus habe(» et habere usns 
est in territorio, et circuitu Lodani infra coherencias infrascriptas, et 
de ipso fcudo, ethoniinibus ipsius feodi vos et successores vestros 
juvare omni tempore promitto contra omnes personas, excepto quod 
mea persona non teneatur contra Comune Januae, nee contra 
Comune Albing;mae vos juvare. Item quod ipfra dictas coherentias 
meo vel haeredum , et successorum meorum tempore bannita 
aliqua non Get nisi aljis meis bominibiss Lodani flet, Insuper 
convenio, et promitto vobis dicto Episcopo dieto nomine, quod 
pro dictis quae a vobis dicto nominis recepisse confessus sum, et 
ut supra specificatum est per me et baeredes, et successores meos 
dicto nomine annuatim in festo Purificationis Gloriosae Mariae 
Virginis, nomine census vel fictus, seu debiti reddam, et solvam 
libras novem denariorum lanuae. Item quod illud totum, ut dictum 
est superius, et determinatum in feudum a vobis, et successoribus 
vestris per me, et baeredes, et successores meos ad quos illud 

(1) & cvidente , chc qui manca una parte dell* atto , cioe la conchiusione 
delle obbligazioni del Yescovo, ed il principio delle promcsse del Doria. 
L' Ughelli nclla sua Italia Sacra, vol. IV, pag. 917, ricorda 1* infeudazione 
di Loano ad Oberto Doria. 



82 

perveniel rectiun, nobile et gonlile tcnebo, et de eo faciam, et 
haeredes et successores mei ad qnos illud pervenerit, focieDi 
fldelitatem vobis , et saccessoribus vestris , et ea servabo , et 
^ervabuDt in pmnibus, et per omnia vobis el ipsis nomine praenotato. 
Praedicta vero omnia vobis dicto Episcopo praefato nomine per me , 
et haeredes, et snccessores meos ad qnos dictum fendum pertinuerit 
attendere et observare et complere promitto, alioquin poenam 
dapli de quantum (sic) contrafactum fberit ratis manentibus promissione, 
et contractu, et omnibus supradictis vobis domino Episcopo stipulanti 
dare et solvere promitto, et reflcere omncs expensas, et damnum 
et interesse qdas et qnod occasione praedicta feceritis, et incurreritis, 
sea sustinueritis nomine supradicto, obtinendo, vel soccumbenido in 
judicio, vel extra, inde vobis vestro verbo simplici credendo sine 
juramento, et testium probatione, et qualibet alia probatione vobis 
dicto nomine restituere, resarcireqne promitto sub obbligatione 
dicti feudi. Ad hoc actum et expressum et in pactum deductum inter 
nos Dominnm Episcopum ex una parte » et dictum Dominum 
Obertum ex altera, quod si pro tempore quaeslio aliqua mota 
faerit de dicto censu novem librarum, quod tu Dominns Oberlus, 
vel haeredes, et successores tui non tenearis, nee teneantur probare, 
qtiod solutio facta fueril dicti census de temporibus sen de annis, 
qui elapsi tunc temporis erunt , nisi tantum de quinque proxime 
elapsis. Item quod omnia fecta sint ad voluntatem et mandatum 
Domini Archiepiscopi , et Capituli Januensis, ita quod si Dominus 
Archiepiscopus , et Capitulus Januae praefata omnia confirmare 
nolnerint, quod sint cassa et vacua, et nuUius valoris, sicut erant 
ante donationem praedictam. 

Ista sunt nomina hominum, quos dictOs Dominus Episcopus 
dedit infra dictum feudum Oberto Auriae antedicto. In primis 
Jacobus Piiiea, Carleltus de Costa, Salutius de Podio, Rubaldus 
de Gozo, Vivaldus de Bonsignore, Ricchierius de Picullo, Peverellus 
Taxus, Jacobus Riccius, Oddo de Costa, Rogerius Riccius. 

Aclum in Castro Petrae, praesenlibus testibus Leone de Gavio 



o5 



MarcbioDe; Fratre Oddone Priore Saoctae Marian de Poute AlbiDg^^ 
Gulielmo Vigo, et Bartbolomeo Vigo de Justenice. 

Copia := Ego Geotilis Flacio Sacri Imperii Nolarius rogatus 
bano cartam scripsi. 

DOCUMENTO III. 

Carlo V investe Andrea Doria dei Feudi giu possedati dai Ficschi, u doi 
lor privilegii, pompreso il drUto delta zecca (1). Anuo 1548^ 

Carolus V ECC. 

Ad perpetuam rei memoriam recognoscimus pro nobis et oostris 
in Imperio saccessoribus RoiuaDorura Imperatorit^us et Regibu8« 
ac Dotum facJmos teoore praesentium »Diversis, quod quum illustn 
fideli sincere nd[)is dilecto Andreae ab Auria principi a Melpbi 
Militi OrdiDis Nostri Aurei velleris coosiliario, et io man 
mediterraoeo Geoerali Capitaoeo Nostro, omnia et singula Castrat 
loca, terras, feuda; bona el jura> quae qupodam Comes Joannes 
Aloysios nee non Hyeronimus et alii^ fratres de Flisco tenebant et 
possidebanty sive a successione quondam Comitis. Synibaldi d9 
Flisco, eorom patris» ac Hyeronimi ipsorom patiui ad eos devoluta 
sive alias quoquo modo acquisita ob eorum notoriam infidelitatcm, 
proditiooemy ribellionem^ et lesae Majestatis crimen in Nos et 
& R. Imperium propter occisum proditorie quondam JoanneUinuo) 
ab Auria ciassis nostrae praefectum, el invasain per eos ipsam 
classem, nee non Cameram et Civitatem noslram Imperialem 
iienuam, in cujns criminis executione dictus quondam Joannes 
Aloysios de Flisco interiit nobis, et Imperiali fisco nostro devoluta 
praecedenle justa dedaratione et privatione nostra donaverimus. 
Reservatis tamen aliquot castris, locis, terris et juribus in eadem 
donatione nostra expressis^ et hac insuper lege, nt ipse Illuslr. 
Princeps eadem caslra, loca, terras, feuda, bona etjiira ei donala 

(1) Vcdi Umig, Codes llaliae Diplofnalicus. Vol. 11, pag. S55a. 



54 

a nobis et successoribus nostris Rom. Imperatoribus ct regibus et 
S. Rom. Imperio in feudum recognoscere fldelitatis juramentnm 
praestare, et alia omnia facere debeat et teneatar, ad quae noster 
et S. R. Imperii vassallus de jure vel ex consnetndine tenetur, et 
aiiis insnper conditionibus appositis. Qnemadmodum haec omnia 
in literis dfclarationis, donationis et concessionis nostrae » latins 
continentur; cnmque praefatns Illustr. Princeps et consiliarius noster 
Andreas ab Adria nobis in praesentiamm humiliter suppU'caverit , 
ut ipsura ex praedictis castris, locis, terris, bonis et juribns ut 
supra donatis, signanter et seorsim de castris et terris Turigliae, 
Carreghae, Moifitisavantis , Galecis, Veppi, Gremontis, Groridonae, 
Crucis, Viallis Trebiae, Galbaniae, Vai^hi^ Montis acuti, item de 
tn^r6 et mixto Imperib et jtirisdictione plenaria castrorum et 
terrarunri Marsolariae, Arpaxedis, Vivoloiii, ib eorum curiis, 
territoriiis et districtibu^ cum bmnibus et singuliis ipsorum castronnn 
et terranim honiinibbs, locis, territoriis, juribus et pertinentiis , 
redd'.libus, pr^rogativis , hotnagiis, pedagiis, datiis, emolumentis, 
aquardiil decursibus, nemoribiis, pascuis, vimatibhibus , regalibns 
jariMictionibus , mero et mixto Impbrio; queinadbiodum dicti Jo. 
Aloysius, Hyeronimus, et fratres de FliiscO, eorumque praiedecessores 
ea omnia, tempore cbnlmissi delicti tennerdnt et poissedemnt 
investirid , atqtiid regalia hujusmbdi icastronim , terrarbm iBt locornm 
benigne concedere aactoritaie nostra imperiali dignaretnnr. Nos 
igitnr cupienteis j[)rO solito institiito nostro, bebeinerenlibtis viris 
gratia et liberalitate nostra re^pondere ut dignis Virtutbm et 
obsequiorum suorum premiis inVitati, alatirius et ferventius bobis et 
SacrO Imperio esse possint, et debeanl fiddles, animo deliberato, 
ex cisrta scientia, iiano, et maturo procerum nostrorum et Imperii 
Sacri fidelium, accedente consiiio, ac Imperiali auctoritate nostra, 
et de plenitudine poteslatis, et atial^, omrii meliori modo, via, jure 
et forma, quibus validins et eflTicacius fieri potest ac debet, 
eumdem illuslrem principcm Andream ab Auria de praedictis 
bastris et terris, cum omnibus et singulis eorundem castrorum et 



55 

terranim oniDium homiuibus, locis, lorriloriis, juribus et perliDeniiis 
reddilibas , prerogativis , homagiis, pedagiis, daliis, emolumentis , 
aquarnm decorsibns , nemoribus, pascuis, venatiODibus , regaiibas 
jartsdiction bus » meroque et mixto Imperio, quemadmodum dicli 
Comiles de Flisco eoromqae progenitores , oUm ea omDia 
tenaeniDt et possedeniot, iaveslivimus , et in feodum concessiiniis , 
ac tenore praeseDtitioi loveAiinus et in feodum uobile antiquum 
avitom et pateruum concedimus, qnidquid io bis de aequitate et 
gratia dare et coocedere possumus et debemus, ita quod ipse 
illustris princeps Andreas ab. Auria praedicta castra, terras, loca, 
feuda cum omnibus suis regalibus, praeminenliis , territoriis, 
jurisdictiooibus, juribus, et pertinentiis, aiiisqoe praemissis perpetuo 
in feudum a nobis et S. & Imperio tenere et possidere ac de 
iilis libere in beneQcium filiorum praefali quondam Joannetini ab 
Auria, tarn inter vivos quara in ultima voluntate disponere possit 
et valeat; boc tamen servato ordine, quod Paganus ^ Garohis 
secuodogeniti ipsius quondam Joannetini praeferantiir Jo« Andreae 
de Aoria eonim fratri primogenito, nisi forte ipse Illuslr. princeps 
ab Auria alitor disponendum duxerik, cui ad boc plenam lacultatem 
tenore praesentium concedimus, impedimento et contradictione 
eessantibus quorumcumque , serveturque deinceps ordo primo* 
geniturae filiomm masculorum legitime ab illo^ in quern ipse 
princeps disposuerit, ex linea masculina descendentium. Praeterea 
transferimus et de novo damos et concedimus, atictoritate et 
scientia praedictis > ipsi illustri Andreae de Auria principi a Melphi 
omnia et singula regalia dictoruro castrorum terrarum et locorum 
nee non privilegia, exemptiones, libertates, immunitates dignitates, 
praeminentias , jurisdictiones, facultales, el decreta dictis comitibus 
de Flisco, eoromque majoribQs tam per nos» quam per divos 
Rom. Imperatores et Reges praedecessores nostros augustae memoriae 
dala, concessa et iudulta, et specialiter ilia videlicet quod ab 
omnibus et singulis oneribus, quocumquo nomine censeantur, 
iinpositis aut imponendis , realibus aut personalibus , francus , 



56 

immuDis ac liber sit, salvo tamen el reservalo, quod (am ipse 
qoam homines dictorum castrorum , terrarum , loconim , ei 
districtaum, ubi ad boc requisiti fueriot, teoeantar, guerram vivam 
facere nostris et Imperii rebellibos ac aliis, quibus dos et nostri 
SQccessores, Imperalores et Reges Rom. bellum indiceremas, vel 
ab ipsis indictum haberemus, nee non homioes nostros omoi tempore 
iDlromittere et receptare ad facieodum diclis nostris et imperii 
rebellibus et bostibus ut sapra, guerram vivam, et ad exerdtus et 
e^^editiooes nostras, quando requisiti fuerint, teneaDtur venire, et 
omnia servitia nobis , et Imperio ex jure veteri et novo atque 
consuetudine Italiae praestare dd)ita et consueta. Quodque idem 
lUostris princeps pro quibuscunqne civilibus causis, solum coram 
nobis aut successoribos nostris conveniri, neque ad aliud tribunal 
seu forum invitos uUo modo trahi possit, quodque ipse, et semper 
antiquior, vel llle de familia qui juxta ordinationem ab ipso principe 
laciendam, vel alia ex lege primogeniturae in praenarratis feadis 
soccesserit, monetam nedom argenteam, sed et aurearo, atque 
att'eam cudere seu cudi facere valeant, sintque sacri lateranensis 
palatii nostri comites, cum omnibus et singulis privilegiis houoribas 
et immunitatibus, quibus coeteri comites nostri palatini quomodolibet 
gaudent atque fruuntur, ac notaries, milites, et doctores creare, 
natnrales, bastardos, ac sporios legitimare possint, et valeant. Quern 
etiam illustr. principem ejusque in dictis castris, locis, terris, 
bonis et juribus donatis successores omnes et singulos una cum 
eisdem rastrts, locis, terris territoriis et bonis, ac juribus antedictis 
in nostram et S. K Imp. protecUonem et salvaguardiam recipimus. 
Decernentes, et boc Imperiali noslro staluentes edicto, quod ipse 
Illustris princeps Auria, baeredesque et successores sui, et ab illis 
desceodenles praemissis et omnibus privilegiis , praerogativis , gratiis , 
honoribus et juribus ubicumque per S. R. Imperium tarn in Germania, 
quam in Italia gaudere, ac libere uti et frui possint et valeant, quibus 
dicti comites de Flisco, eoruraque progenilores usi el gavisi sunt, 
el alii sub nostra el S. R. Imperii prolectione et salvaguardia 



S7 

constiluU gaodent et fruQDlar, de jure vei coDSiietiidine , ornfH 
impediineDto et contradictione cessante, salvo semper nobis et 
SQCcessoribus nostris, ac Rom. Imperio jure direct! domif^ii, et 
omnibus juribus et honoribns quae in feudis Domino superibri 
reservari debent , et consneverunt , et aliorum , quos praedictae 
rebellionis et lesae Majestatis delictum et nostra sententia non 
compleelitur , jure salvo , atque hac insuper lege, quod ipsius 
principes baeredes qui ex sua dispositiooe vel alias, ex forma bujns 
nostrae iuvestiturae in praedicUs castris, lerris, iocis, et feudis 
successuri sunt, ilia semper cum vacuerint, aut casus postiilaverit 
a nobis aut successoribus nostris Rom. Imp. vel Regibus recognoseant, 
illonimcpie, pront juris est investituram accipiant, ac debitnib 
bomagii juramentum praestent, quemadmodum in praemissorum 
omnium per nos concessorum cognitionem honorabilis doctus noster 
et Imp. sacri fidelis dilectus, Joannes Maria de Auria Speronus, 
juris ntriusque doctor, praefati ilhislris principis eC consiliaril ac 
generalis capitanei nostri Andreae ab Auria procurator iegitimus, 
nomine et in animam ipsius, pleno ad id mandato- sufiftiltus, 
coram nobis consiitutus, solitum ac debitum botnagii et lidelitatis; 
cum humillima reverentia in manibus nostris praestitit joramentonK 
Quod videlicet ex nunc in antea nobis oostrisqne successorUnis 
Rom. Imperatoribus et Regibus legitime intrantibus , ac S. Rom. 
Imperio velit et debeat esse fidelis^ nostmmque et S. Imperii 
damnum avertere, bonum, honorem et utilitatem pro omni possibilitate 
procurare et promovere, quodque nnnquam erit in consilio, in quo 
de pericttio et damno nostro tractetur, et si quid tractari sciverit^ 
nobis propalabit, ac omnia alia et singula faciet, quae nostri et 
Imp. sacri fideies vasalli de jure vel consuetudine facere debent et 
tenentur^ dole elfraode semetis. Proinde mandamus universis el singulis 
dictorum castrorum terrarum et locorum vasallis,oflicial)bus,et subditis, 
quatenus praefatum IllusL Andream ab Auria Principem aMelphi ejusque 
haeredes et successores supradictos in eoruro utiles Dominos agnoscant, 
recipiant et admitlant, alque in omnibus et singulis tarn judicialibus , 



58 

qoain extra jodicialibos, revereoter illis pareant, ac debitam lidelitatem 
et obedientiam , aliaqoe otnoia praestent, quae dictis, quondam 
coroitibus de Flisco facere et praestare coosueverunt et ad quae 
fideles yasalli et subditi, eorum Domino utili de jure el consuetudine 
tenentur, non obstante yinculo subjectionis, quo dictis comilibus 
de Flisco adhuc superstitibus obnoxi esse dici possint Nos enim 
eos omnes et singulos tarn conjunctim quam separatim, ab omni 
vinculo subjectionis et fideiitatisabsolvimus.etliberamus, et absolutes 
ac liberos esse decemiknus et declaramus, scientia et auctoritate 
praediGtis. Mandanles insuper uniyersis et singulis Principibus tarn 
ecclesiasticis qoam saecularibus, DUcibtks, Marchionibus, Gomitibus, 
Baronibus, Nobiiibus, militibus^ dieotibnSt capitaneis, polestatibus , 
magistratibus , oflicialibus quibuscumqUe et coeteris nostris et 
& Imp. yassallis, subditis et fidelibus cujuscumque dignitatis, 
praeminentiae , status , gradus , Ordinis et condilionis existant 
quatenus Illustrem priocipeni praefatum in hac nostra infeudatione, 
concessione et gratia, non impediant, nee perturbent, quinimo pro 
Dostro et S. Imp. principe et vasallo babeant, teneant, repiiteot 
praetereaque tueantur, manuteneant, et defendant, et contrariom 
non faciant, nee fieri procnrent, ant permittant quoyis modo in 
quantum nostram et Imperii S. indignationem grayissimam, et 
poenam qninquaginta marcarum auri puri , pro una dimidia fisco 
nostro Imperial!, et pro altera dimidia,- injnriam passi usibus 
irremissibiliter applicandam , toties , quoties contrayentum fuerit , 
incurrere formidenL Harum testimonio litterarum manu nostra 
subscriptarum , et sigilli nostri Caesarei appensione munitarum , 
daL in ciyitate nostra Imperiali Augusta Vindel. die deoima nona 
mensis junii An. Dom. millesimo quingentesimo quadragesimo octayo. 
Imperii taoslri yigesimo octavo et Regnorum noslr^ trigesimo tertio. 
Sig. Garolus 
Ad raandatum Caes. et Cathol. Majestatis proprium 

lo. Bernburger 
Vidit A. Perenot etc. 



5y 
DOCUMENTO IV. 

Istruzionc del Sig. Principe Gio Andrea il Generalissimo ul Sig. D. Carlo suo 
flgllo mandato da S. E. olla corte di Madrid (12 DicemWe 1591) — Epitogo 
dellc cose piili notabili contenute in dctta islruzione (1). 

1. Risoluzione del P^dre di ttiandare il figlio a trattare interes^i 
in corte, bencbg di tenera eti snir eiempio. che in pari eta ebb'egli 
tale incarico dal P.pe Andrea per interessi piu gravi nel 1558. 

2. Gli raccom^nda la totale dipendenza dal pdrere di t). Gio. 
Indiaquez. 

3. Dai^ conto a S> M. della sna armata con li modi di difen- 
deria dalla nen)ic^, M oEbndere qUesta. 

4. Attesa la podl salute del padre supplica S. M. di proTvedere 
in attra persona ^I carico delF armata, oppiire di nominare altri 
in di lai loogo per qiiel caso, che non possa egtt navigare, e 
quando provvedesse egli in altri il carico / di grazier Ini e snoi 
flgli di quel soldo solito a queili, che Tbanno servito in quella 
forma , che ha fetto egli 46 anni continui , fra i qnali 36 in 
carica. 

5. Procurare, che S. M. passi in testa del figlio Passicato delie 
galere del padre. 

6. Far intendere a S. M. il poco profitto ricavato dal padre 
nella carica di G.mo a confronto di quello riceveva prima , le 
molte occasioni, che se gli sono accresciute pier spender piii, e la 
poca ricompensa avuta in tutto queSto tempo. 

7. A D. Garzia de Toledo quando lasoid il carico del mare 
abbenchd non avesse serVito , che solo tre anni , * e non avesse 
fetto Tiaggi dispendiosi, S. M^ fece dare a Napoli sc. 65 m. ajuto 

(1) Questo , ed i documenti che seguono cstraggo dall* Archivio del 
Sig. Principe Doha Pamphili in Geneva, e debbo alia bont^ delPE. S. il 
permesso di copiarli; e molte genlilezze,onde facilitarmi in tal lavoro, mi uso 
il Sig. Aurelio Rossi Procuratore del Sig. Principe prelodato. 



60 

di cosla; sc. 4 m. vitalizi, con la facolta di passarne i uiila in 
UD suo erede, od io una commenda. 

8. Procurare che in caso sia provvisto in altra carica di mare 
passi S. M. il solito assegDamento a quelli , che hanno serviio 
presso la persona del padre, e particolarmente Leonardo Spinola 
e Ambrogio Doria, quale assegnamento consisle in dar loro in 
reddito vitalizio la meta del soldo. 

9. Dar ad inteodere , che se il padre avra a cootinuare nel 
carico ha bisogno di sollievo , e che Leonardo Spinola trovandost 
stanco del navigare , e speodere del proprio senza Taiuto di verua 
assegnamento sar^ coslretto a ritirarsi ; a sno esempio fara lo stesso 
Orazio Lercaro, e che poi 6 giusto fare a loro qualche assegna- 
mento, e che finalmeote al Padre abbisogna qualche boon ajuto 
di cosla in rifacimento dei danni patiti e spese fatte. 

iO. Procurare al Marchese suo fratello il pagamento dd suo 
soldo delta squadra di quattr' anni , e V ordine di lasciarla per la 
sua poca salute e fermarsi a casa. 

. 11. Dire a D. Gio. Indiaquez, ed al Conte di Castel Rodrigo, 
ebe se in caso nop potesse il padre per la sua poca salute uscire 
aH'armata, si ordinasse a lui che la consegnasse a D. Pietro De 
Toledo cootro cut noo credo, che si abbia a mettere il dovuto 
risentimento per il mal termine dal medesimo a lui usato , si ri- 
solver^ egli di non partirsi di casa in veruna fi>rroa, perchS si 
fedesse che buon conto darebbe D. Pietro deirarmata. 

12, Proporre in corte il progetto di due assegnamenti senza 
toccare la reale azienda , cio^ : 

Per il figlio la grazia di pagare gli adohi di Tursi alia tassa 
anlica , e per il padre il privilegio di potere spendere nei regni 
e stati di S. M. la moneta d' oro e d' argento, che fa egli , e far& 
battere nei suoi feudi di giusto peso e lega. 

13. Procurare che in caso di ottenere la licenza doraandata, dal 
Padre pass! nel Marchese la piazza di Consigliere Collalerale, 
ch'cgli tiene, purche ne prenda il soldo senz'obbligo d'assenlarsi. 



61 

DOCUMENTO V. 

Relazionc sulle Zecche dci Doria spedita il 14 giugno 1755 al Sig. Conte 
Bellrame Cristiani. 

II Principe Gio. Andrea Primo faceva battere nei saoi feudi 
monete d' oro e d' argento di giusto peso e lega conforme si Irova 
enunziato dalla istruzione che a 12 dicembre 1594 diede al Sig. 
D. Carlo sao figlio mandato alia corte di Madrid coU' incombenza 
di proporre in corte per 1*E. S. il privilegio di poter spendere 
dette monete nei regni e stati di S. M. 

In fatti nell'anno 1606 fu coniata nella zecca di Loano ana 
partita di soldini 16197 dal Zecchiere di S. E. Filippo Isolabona, 
coir argento ch' esso ridnsse alia bonta di 11, 10 consegnatogli 
della bonta di 12 da Antonio Borgbino che a questo segno ave?a 
raffinato 1' argento in lire? di diverse qaaliti, le quali gli eran 
state date da Gio. Antonio Queirolo di Ini gnardaroba (1). 

Convien dire, che detta zecca abbia lavorato sino all'anno 1640 
in cui la S.* Principessa D.' Polissena ordino, che la niedesima 
zecca non tirasse piu avanti come da avviso per di lei comando 
dato da Cesare Pansa all'allora Gomm. di Loano Ventrino Massa 
con di lui lettera de' 3 1 maggio ; e li amesi di detta zecca esi- 
stenti entro un piccolo forziere della casa abitativa di Gio. Tommaso 
Rossi in cui si conservavano , si trasportarono poi nella residenza 
del Commissario, come dair Inventario lattosene a 8 luglio 1641 
in atti del notaio Pier Francesco Galea. 

Stette in ozio detta zecca sino all' anno 1664 nei quale a 27 
marzo fu affittata da Giorgio Rollero come Procuratore della S.' 
Principessa Donna Violante ad Onorato Blevet di Nizza per anni 4 
prossimi, e p^r T annua pigione di pezzi 1000 da 8; e col patio 
fra gli altri di fabbricarvi doppie di peso e bonta come quelli di 
Milano , scuti d' argento di bonta e peso come quelli di Geneva. 

(1) Como a carle Itl del liliro, luogo dei conti 1605 concerncnie gli argcnii. 



62 

Nel iGC8 gli fu prorogato detto aflitto per anni tre, e terminato 
non prosegui piu la zecca a lavorare; solo die neiranno 4672 
essendosi pubblicata id Genova la grida proibitiva dei reali e pia- 
strini a cagione d* esser scarsi , la quale conturbo roolto i Loanesi , 
quel Commissario Carlo Domenico Mantiler Aicardi con sua lettera 
de* 25 febbraio riferi a S, E. che MoDsieur SoliDhac con 1' occa- 
sione della mooete nuove , goderebbe volentieri la grazia dell' E. S. 
di rimetter la zecca, per6 di monete migliori eziandio delle cor- 
renli, e lo supplica di degnarsi a dargli su questo proposito ci6 
che stimer^ meglio ; ma non si trova che detta lettera abbia avnto 
risposta. L'anno 4665 fu formata altra zecca nel Castello di Tor- 
riglia da Franco Moretti a sue gpese, d'ordine della prefata S/ 
Principessa Doria Violante, e sotto li 3 settembre della roedesima 
gli fu conceduta la facolt^ di slamparvi ogni sorta di moneie tanto 
d*oro come d'argento in conformita dei privilegi dell' Imperator 
Carlo V confermati net 1641 da Ferdinaodo III, e con robbligo 
di prenderia in alQtto per cinque anni prossimi , e per T annua 
pigione di PJ 1500 da 8 reali correnti. 

L' anno 1667 a 23 maggio k stato da S. E. annullato detto alfitlo 
e conceduto a Crisloforo Aicolser per tre anni e mezzo , e per detia 
annua pigione, dopo quale tempo detta zecca non ha piu lirato avanli. 

Si tralascia di far menzione di altre zecche erette da particolari 
negli anni 1668 e 1669 in Lacchio, Montebruuo, S. Slefano, 
Carrega e Rovegno , Garbagna e Grondona ove si sono stampate 
unicamente monete per Levante. Quali zecche non hanno a\uto 
ulterior proseguimento. 

DOCUMENTO VI. 

Capitoli deir aflitto della Zecca di Loano fatto da Giorgio Bollero Procuratore 
della Sig. Principessa D. Violante a' 27 Marzo 1664 in Genova. 

Ilavendo Giorgio Bollero Proc/^ dell' Ecc."^ Sig/* Principessa D.« 
Violante Lomellini D'Oria Baila, Tutrice, e Curatrice deirEcc.°»« 



65 

Sig/ Pren.® Gto. Andrea suo figlio Infante, iatto locatione della 
Zecca di Loano al Sig/ Honorato Bleuet di Nizza presente, et 
acceltante a nome da dichiarare , in soddisfatione di S. £. per anni 
quattro prossimi a venire , da cominciare dopo tre mesi dal di 
d*oggi in appresso, o prima se si dara principio alia fabbrica per 
quelli modi e forme e prezzo come si dicbiarera in appresso. 

E prima si obbliga il detto Sig. Honorato di pagare per I'affiUo 
di detta Zecca , che si fara nel castello di Loano pezzi mille reali 
da otto per ciascheduno anno» riuscendo la fabbrica da farsi con 
la commodity dell'acqaa, e quando non riuscisse la commodity 
deir acqua il detto ailitto sara solo a ragione di Lire qaattromila 
ogn'anno da pagarsi o in on modo o in I'altro di quattro in 
quattro mesi anticipatamente , con promessa di detto Sig. Bleuet di 
tar\a guardare dal ftioco. 

2.® Si fabricheri in detta Zecca doppie di peso e bonta come 
quelle d' Italia, Duca^oni di peso e bonta come quelli di Milano, 
scuti d'argento di bonti e peso come quelli di Genova, et ancora 
da' cinque soldi di Francia dell' impronto , et armi di detto Eci\"^ 
Sig. Pren.® Doria, e detti da cinque soldi doveranno esser di bonti^ 
di dieci in undeci, 

3.® Che sia a carico di detto Sig. Bleuet , et a sue spese di farsi 
le commodita, cbe sono necessarie per accomodare in detto Castello 
la Zecca, cooduttione d' acqua, et ogn'altra cosa, ftiori che se 
al presente vi fosse bisogno di fare accomodare li balconi e porte, 
che sono in detto Castello, e questi si doveranno accomodare per 
parte di S, E. 

4.*" Che per I'osservanza di questo contratlo , si obblighera anco 
sotto questi capitoli il Sig. Andrea Hugues , quale s' intendera di- 
sobbligato sempre , quando il detto Sig. JSonorato Bleuet havera dato 
priqcipio alia suddetla zecca , altrimente seguendosi si pattuisce per 
pena, che detto Sig. Andrea Hugues paghera subito per detti tre 
mesi in Loano pezzi cinquecento da otto reali al Proc.'* di S. E. 
che cosi. 



C4 

S^ Che si debbano di lanto in tanto far li saggi delle monete , 
in suddetla Zecca, accio si veda, $e le monete sono della bonta , e 
[mo pattuito , et a qaest' effello di comun consenso si deputa , et 
eiegge in Loano il Sig. Giacomo Andrea Aicardi , il quale con 
la sua solita diligenza fara quel tanto, 6 necessario farsi, per 
Posservanza del pattuito, de' qaali capitoli si faranno due copie, 
che saranno firmate da ambe parti. Per fede etc. 

DOCUMENTO VII. 

Promesso dclli Fermicri della Zecca di Loano ad Andrea Hugues. — 1667 
addi 16 Maggio. Loano. 

Noi sottoscriui promettiamo al Sig. Andrea Hugues di darii tiitte 
le seltimane per pessie milie realli da 8 in tanti ottavetti di bonta 
di sette dinari di fino, e queli li paghera a ragione di franchi 
vinti , soldi cinque moneta di Francia il marco , che cosi 6 stato 
convenutto, e li argenti che detlo Hugues provvedera per delta 
somina si valuteranno a franchi vintisette e mezzo il marco mK^ 
che sijno reali da otto, e questo durera tanto che si fabbricher^ 
di delta bonta, per fede. 

Ilonorato Blaueto approvo quanto sopra. 

Pielro Lombard affermo quanto sopra. 

Jean Solinhu aflirme so que dessus. 

lo Andrea Hugues assetante mentre abino detti Zeghieri la facolla 
de ponterne fabbricare per lore conto et se I'amico mio vori con- 
tinuare a prenderle al suddetto presio. 



65 



DOCUMENTO VIII. 

Perniissione data dalla Sig. Principessa D. Violante ad Onoralo Blauet Fermiero 
della Zecca di Loano di poterc per il tempo , die dura il suo allltio fare 
in essa battere e coniare monete dette ottavetti , purchd questi non siano 
minor! di bont^ intrinseca di carati 8 argenlo flno per ogni libbra. 

DoDDa Violante Lomellina Doria PriDcipessa di Melfi Gontessa 
di LoaDO etc. 

CoDcediamo , in virtu di questa facolta ad Honoralo Blauet Fer- 
miero, ossia locatore della nostra Zecca di Loano di potere in 
essa far battere, e coniare monete chiamate Ottavetti, cioe con 
Timpronto della nostra efiigie, e nome da una parte, e tre aquile 
e motto da dichiararsi dali' altra ; et altri ottavetti deir effigie , e 
nome del Prencipe nostro figlio da una parte , e dair altra le sue 
armi, e motto pure da dichiararsi, o altra parte delle nostre armi, 
che negl' uni e negl' altri ottavetti sari stimato a proposito ; con 
dichiaratione , che dette due sorti , o sia qualita di ottavetti non 
siano meno di bonti intrinseca di otto onze d' argento fino per 
ogni libbra; quali ottavetti intendiamo non si debbano spendere 
se non nell'Imperio del Turco; e duri questa nostra permissione 
per il solo tempo che ha da durare la locatione, ossia afQtto per 
il detto Blauet della sopra detta Zecca. In fede etc. Dato in Genova 
li 4 Agosto 1665. 

DOCUMENTO IX. 

Ordine dato dalla Sig. Principessa D. Violante alii Zccchieri di Loano li 7 
Gennaio 1666 di battere in ottavetti pezzi 6000 da 8 reali per conto di essa. 

Ilavendo noi da Don Gio. Batta Sommonigo fatto consignare ad 
Andrea Hugues pezzi 6000 da 8 reali da negotiarli a nome, e 
per conto nostro in ottavetti di quelli si fabbrica hoggidi in codesta 

Olivieri, Monete ece. & 



06 

zecca con gP impronii del Prencipe e M.'* quelle di essi die delto 
Hngues stimcra piu a proposilo al negozio; vogliamo percio clie 
vol siate tennlo a far pronlamenle e jsenza contradizione alcuna 
ogni volla che ne sarete per conto noslro richiesti, coniar di 
detti ottavetti, eziandio che aDticipatameDte si trovassero in essa 
zecca argenti di chicche sia persona, ninna esclusa, perchfe per 
esser negozio, che noi facciamo fare, a noi apparlenente , inlendiamo 
esser ad ognnno nella battnta de' noslri argenti preferti , e eosi 
do vera da voi eseguirsi con la dovuta pontnalitA. Dal quale Hngues 
con prontezza vi saranno pagate le manifattnre a ragguaglio ebe ve 
le paga il Sig. Eugenio Durazzo, che sappiamo essere otto e mezzo 
per cento ; altresi vi provveder^ il medemo Ungues del rame o sia 
veglione necessnrio per la liga di dette monete. Inlendiamo che detti 
ott^vetti siano di otto di fino. Dio vi guardi. Geneva 7 Gennara 1666. 



DOCUMENTO X. 

r 

Permissione ad Onorato Blauet Fermiero delJa Zecca di Loano di ftblnrieare 
ouav<?tli di otto in sette. ~ 16G6 a' 17 di Diccmbre. 

Polra Honorato Blauet nella nostra Zecca di Loano fabbricar la 
moneta , cbiamata comunemente ottavetti di perfettione d' otto in 
sette e non altrimente con 1' impronto da una parte d' un Busto 
di Donna abbigliata, altorno il quale sari questa inscrittione: Gra- 
tior in pulchro Virtus. DalPaltra parte potra porre tre Gigli in 
questa posilura ( / , ) sopra de' quali sara una corona Ducale o 
^ Principale co' suoi ornaraenli , purche non siano gigli. Attorno a 
detto impronto, e corona sara il motto, Sanctae sit Triadi Laus. 
Concedendoli , come a nostro Zecchiere tanlo, e non piu in virtu 
di questa nostra poliza, che sara sottoscritta di nostra mano hoggi 
giorno, et anno soprascrilto. Aggiungendo, che questa concessione 
duri a nostro beneplacito , e possa in luogo del Busto di Donna 
porre qnello di un Maschio pur abbigliato, col medesimo motto. 



C7 



DOCUMENTO X. bu 



Contralto fra li fermieri della Zccca di Loano c Francesco Moretti il di 17 
Fcbbraro 1665. 

Havendo il Sig. Francesco Morelti concertato di far fabbricare 
monete cbe si cbiamano da cinqae soldi in Loano nella nuova 
Zecca con il Sig. Honorato Blauet e Gompagui, cb'hanno la Zecca 
in delto luogo con pero sempre licenza deU'Ecc.™' Sig." Princi- 
pessa Lomelina Doria per tutta quella quantita che si fabbricher^ 
in detta Zecca dal primo di Marzo prossimo in appresso e durera 
per tutto il tempo che dureri detta loro locatione con sua Eccel- 
lenza, che e sino a 27 gingnio 1668, e che non sij meno di 
pezze mille reali da otto di dette monete al giorno, qual concerto 
b seguito per mezzo del Sig. Giorgio Bollero. 

Sara obligato delto Sig. Honorato Blauet e compagni dal detto 
di primo marzo in appresso , e durante detta locatione di non 
fabbricare dette monete solo quelle, che dal detto Sig. Moretti li 
6 state ordinate e concertate et inviato 1' argento per tal effetto , 
e mancando di provvedere argenti detto Sig. Moretti per detta fab- 
brica cade in pena di pezze mille reali da otto da applicarsi a 
detto Blauet e compagni , a' quali sar^ lecito di retenerseli all' ul- 
tima messione , che le fusse fatta da detto Sig. Moretti oltre che di 
poi il negotio restera fmito a segno , che ogni una delle parti potra 
negotiare liberamente a sua posta , salvo pero se lo fusse per 
legitimo impedimento del mare, o altro che in tal caso non 
s'intenda esser incorso in detta pena, massime che po' star il 
tempo cattivo di non poter passare Vascelli da Genova a Loano 
di portar argenti. 

Ghe detti Signori Blauet e Gompagni siano tenuti et obbligati 
a fare esse monete di bonta d'onze otto di flno per ogni libbra 



68 

COD la riserva di mezzo dinaro , o al piu fino a ud dinaro per ogni 
libbra , e ch' ogni dodeci inonete siano di un pezzo da oUo reali 
in circa pur che Don sij d'avantaggio che d'ogni groppo che fara 
il Sig. Giacomo Andrea Aicardi di monete suddetle numero sei 
mila cinquecenlo per ogni sacchetto , o sive groppo ne dovera 
prender una per teneria per cauUone della bonla , qaali saranno 
contraroarcali della marca S. 

Che detlo Sig. Moretli sij tenuto provvedere oltre Targento del 
rame, che b necessario per la liga, e se il detto Sig. Blauet e 
Compagni coolraverranno al patuilo sopra, incorrino anche loro io 
pena di pezze milie reali da otto , d' applicarsi a pro' del detto 
Sig. Moretti ; il tutto si consegnera e ricevera in Zecca a peso per 
peso e per Tosservalione di quanto sopra obbligano vicendevolmeDfe 
loro persone e beni present! e futuri sotto ipoteca etc. renon- 
ciando etc. e questa y et altra simile sara affermata di loro propria 
mano alia presenza del mediatore Sig. Giorgio Bollero, e de' Sig. 
Giacomo Andrea Aicardo , e Nicolo Patrone testimoni chiamati. 

Che detto Sig. Moretti resta tenuto et obbligato verso detto Sig. 
Honorato Blauet e compagni pagare dieci per cento per la soddetta 
fabbrica di monete , et per tutto quello e quanto possano pretendere 
per detta fabrica quali dieci per cento sara lecito a' detti Sig. 
Blauet e Compagni ritenerseli dalli stessi effetti e monete che fab- 
bricano ; solo se in occasione che mandera detto Sig. Moretli a 
levare le dette monete le sara provvisto delli dieci per cento con 
li medesimi vasselli in tanta buona moneta corrente di Genova e 
mediante la missione di detta moneta tralascieranno la retentione 
sudetta e per ogni libbre cento fra argento e rame della suddetta 
bonta d'otto fino sara obbligato il suddetto Moretti pagare e far 
pagare al detto Sig. Blauet e compagni lire trecento novanta otto 
e soldi otto, e denari sei moneta di Genova come sopra, havendo 
valutato r argento fino lire quattro, soldi disinove V 6nza , et il 
rame soldi quatordeci la libbra, e quando 1' argento alle consegne 
valesse piu o meno delle dette lire quattro soldi disinove V onza , 



69 

le detlo parti debbano 1' uno c I' altro star alia refatione salvo 
errore cbe possi pregiudicare alli dieci per cento. 

lo Francesco Moretli prometto, et afTermo quanto sopra mano 
propria. 

lo Honorato Blanetto e Gompagni afTermo e prometto quanto 
sopra mano propria. 

lo Giorgio Bollero sono stato mediatore , e presente a quanto 
sopra, et ho visto flrmare li detti contraenti per loro proprie mani, 
et io mano propria. 

lo Giacom' Andrea Aicardi sono stato testimonio a quanto sopra. 

lo Nicol6 Palrone sono stato testimonio a quanto sopra. 

Dichiariamo noi soprascritti , cbe li dieci per cento sopra dicbia- 
rati si riducono a ctto e meso per cento da pagarsi prontamente. 
In tutte omes. e circa il saggio faranno a calcolo , le raonete , 
calcolati li reali di bonta di undeci e denari doi con tenerne uno 
per cassietta acci6 facendo il saggio delli ottavetti in Genova e 
trovandosi di bonta d' onze otto , se a caso mancassero qualcbe 
cosa si possa vedere se depende dalla bonta delle [)ezze da otto 
fondute cbe fossero di meno bont^ d' undeci e doi. 



DOCUMENTO XL 



Lcttera del Commissario di Loano Piotro Battista Arduini al Sig. Prcncipc 
D' Oria. 



Ecc.°»'» Sig.' mio Sig.'® Padrone mio Col.*"^ 

Per non mancare a quella diligenza cbe devo, e cbe V. E. 
m' incarica con la sua hieri soiaraente ricevuta, bo subito chiaraato 
Aicardi come pratichissimo di simili affari, e cou esso mi son 
portato in zecba per havere piu certa la distintionc d' ottavetti 
battuti , cbe V. E. desidera. Qui solo trovai Ji libri dclla seconda 
lavoratione, e di essa ne ricevera V. E. il conto qui acluso ca- 



70 

yato ad litteram. Quelli della prima battuta sooo in Nizza appresso 
Blanety si che di questa non si pad cosi distintamente mandare 
per bora. Bensl per eseguire alia meglio i comandi di Y. E. ho 
fatto fare dal Sig. Aicardi un succinto di tutte le partite per sne 
mani passate dal principio sin' alia fine della Zecba , e questo 
pore qui acluso V Invio ; Potra da Esso V. E. vedere che la lavo- 
ratione ha cominciato a 16 febraro 1665 et ha finito a 2 aprile 
1669; il suddetto Aicardi 6 il piu informato e pratico di questi 
success! , perchS per sue mani sono passati tutti )i affari e la 
ms^gior parte d'argenti. Esso mi dice per cose quasi certificate, 
che tutte le lavorationi dal principio sin' alia fine della Zecha ar- 
riveranno a 750 in 800 mila pezzi da otto reali de* qdali come 
V. E. vedra dal suo conto egli ne e stato 1' amministratore per 
500 mila in circa. Se Y. E. desidera per raaggiore sua soddi- 
sfattione manderd subito Tistessi libri che delle 2^ laforationi qui 
si ritrovano; e per quelli delle prime far6 scrivere a Blauet cbe 
senza dilatione li mandi , e basta che Y. E. mi dia un mioimo 
cenno della sua volontii perch6 da roe sara sempre essequita coo 
quella maggior prontezza e riverenza che devo, et atteodeodo i 
suoi ordini le faccio umilissima riverenza; Loano li 13 Gennaro 1670. 
Di Y. E. 

Devotissimo et Humilissimo Servitore 
PiETRO B.* Ard.' 



POCUMENTO XII. 

Permlssione data dalla Sig. Princlpessa D. Vlolante a Francesco tforetti dl 
battere ogni sorta di monete nella zecca da esso Morctti formata a sue spesc 
nel caslello di Torriglia. — 1665 — • 5 Settembre in Gcnova. 

Avendo Francesco Morelti formato nel castello di Torriglia a 
sue spese d' ordine e permissione dell' III."** Sig- Principessa L6- 
mellini Doria una zecca , la med. Ecc."" Sig. Principessa concede 



71 

al suddetlo Francesco Morelti facolla <li slamparc in cssa zecca 
ogni sorta di raonete tanto d' oro come d' argento in conformita 
in tutto e per tutto alli privilegi concessi dalla gloriosa menioria 
deir Imp. Carlo V, e confermati ultimamente da Ferdinando 111 
nell'anno 1641, dove si legge le segueoti parole: Approbamus ei 
canfirmamus facultatem, potestalem, ei auctoritatem officinam 
monetariam fabbricandi, et constituendiy monetam auream argenteam 
et aeream cujuscumque generis sortis et valoris cudendi. 

Dippiu si compiace permetlcre alio stesso Moretti la stampa di 
monete per levante in qualita di mercanzia, ed ornamenli , con con- 
dizioni per6, che la stampa non imiti intieramente quella d'aiUi 
Principi, ma che vi sia variazione tanto nelle lettere quanto 
ueir aimi. 

La S.' Principessa sara tenuta di fare convogliare: 

Gli argenti che entrano in Torriglia, come anco le monete die 
di la partiranno sino a conGni dei suoi stati solamente a suo ri- 
schio e spese. 

Che durante la presenle locazione non possa S. E. fare aprire 
ne permettere altra zecca in detto loco di Torriglia, ne altra parte 
di Montagna per essere cosi convenuti d'accordo. Parimonte pro- 
melte la medesima Principessa di non permettere ne concedere 
licenza a qualsisia altra sua zecca fatta e da farsi di fabbricare 
monete con altro impronto , che quello del proprionome, e Tarmi 
deU'Ecc."® Sig. Principe Gio. Andrea. 

AH'incontro detto Francesco Moretti promette e si obbliga in 
ogni miglior forma di prendere loro detta zecca ad afDtto per 
anni cinque prossimi venturi, per pagare ogni anno durante la 
locatione pezze 1500 da 8 reali correnti, di tre in tre mesi anti- 
cipate la rata, quale doveri principiare a 1.® Dicembre p. v. per 
dover terminare la locatione all' ultimo Novembre 1G70 conceden- 
dogli per intervallo di tempo dal giorno d'oggi sino a detto ter- 
mine del 1.^ Dicembre per la dimora fatta senza lavoro , con 
spesa di mantenimenlo , ed operai. 



72 

God dichiarazione, per patto espresso, che Dio guardi, di peste, 
guerra y forza dei Principi , e che io Levante fossero bandite o ri- 
gettate le monete stampate nella delta zecca , per tali accideDti non 
s'intenda detto Moretti essere obbligato al maDteDimeDto di detto 
affitto, ma coo fanteriore notizia di due mesi anticipati dovera 
essere terminata la locatione, ed obbligata la Sig. Principessa a re- 
scindere il conlratto, ed anDullare ogni obbligo del med. Moretti 
concedendogli in tal caso facolta di vendere o trasportare gli aten- 
sili della medesima zecca , come ad esso pareri meglio ; promet- 
tendo per Tosservanza e manatenzione di quanto resta Delle pani 

espresso, saa persona, e beai presenti, e faturi. 

Dichiarando, che venendo il caso di soddetli accidenti debbano 
alluDgarsi il termine suddetto di mesi doe a mesi tre, acci& S. E. 
possa prendersene giostificazione. 

F. Viol. Lomeluna Doria 

lo Francesco Moretti mi obbligo a qoanto di sopra. 

DOCUMENTO XIll. 

Impronta da tenersi nelle monete battutc in Torriglia. 

Iq ordine alia concessione dell' Eccellentissima Signora Principessa 
Doria fatta a Francesco Moretti sotto li tre del correnl6 mese delia 
Zecca di Torriglia dichiara S. Eccellenza di permettere a detlo 
Moretti lo stampo delle monete per levante c^n titolo di mercanzie 
ed omamenti con V impronto , e nome del Signer Principe sac 
figlio con I'impresa di due fiori ed utf aquila, dichiarando inoltre, 
che la prima lettera del nome di detto Signor Principe sia un G 
gifrato un poco distante dall'I. 

Inoltre allra deir impronto di S. E. con qucste parole Don: Vi: 
Lo. Prin. S. Ved. Do. 

Geneva li 19 settembre 1665. 

lo Fr. Moretli promello d'osservare q. detto sopra. 



73 

E quesla pcrmissione S. E. inlendc seguire , solo per il termine 
di raesi otto cioe per tuUo maggio 1666. 

Detto 

MORETTi 



NOTA 

II P. M. Rossi d stato dal P. Noceto a consultare la battuta degli ottavctti, 
Che debbono coniarsi nelle Zecche di Torriglia e Loano, e fu detto P. Noceto 
di senso che ci volesso mutatione negl' impronti delle armi di altri Principi , e 
Che non vi fosse inganno nella bont^ intrinseca. 

Per quclli di Torriglia si 6 aggiunto di fare trc punte di alobarde col motto 
Simul. tUlanlur. el, omant. 

Per quelli di Loano tre gigli » col motto Sanclae Set TriaAi Laus. 



DOCUMENTO XIV. 

Descrizione delle Afonetc delle quail si permette il conio in Torriglia (1). 

Le moDote permesse nella zecca di Torriglia sono T iDfrascrilte. 

Una sorte con 1' impronto e noine del Sig. Principe da una 
parte, e I'arme D'Oria e Landi, ossia Aqaila Imperiale con Tarme 
Landi, o pare con Timpresa dei due fiori ed un'aqnila dall'altra. 
AUorno alia qual impresa di fiori ed aquile sianvi queste parole : 
Dominus virtus mea , et salus mea. Avvertendo cbe il 6 cbe va 
per prima leUera del nome del Sig. Principe sia fatlo in modo di 
gifra e dislinto dall'S. 

L'altra con Timpronta delta detla Principessa e nome espresso > 
con questi caratteri Don. Vi: Lo: Princi: s. ved. Do. da una parte 
e la medesima impresa dei due fiori, ed aquila e parole soprascritte. 

(1) Qucsta descrizionc e alquanto diversa dallu prccedcnle, le riporto quindi 
ambedue. Questi^ c gli ullri docunicnti sullc Zccchc esistono neirArchivio 
del Sig. Principe Doria in Gcnova, come gia avverlii. 



74 



nOCUMENTO XV. 

Lcltera per la Zecca di Torriglia. 

Vi si rimandaDO gli olto saccbetli si^illati nella medesiuKi ma- 
niera, con cbe gli avete mandati, essendosi convenuto col S. Paris 
Tasca cbe vi si cambi i' improDta dell' armi la quale debba essere 
coDrorme totalmeDte al disegoo cbe ne vedrete qui incluso. II 
motto cbe accoropagner^ la detta arrna sari questo simul tutantur 
et ornanu Quello cbe dovera accompagnare V effigie della virtu 
cbe ander^ impressa nelFaitra parte della moueta sar4: Pulchra 
virtutis imago. 

Riformate cbe saranno nella detta maniera, ce le riroanderete 
qu^ iu palazzo, percb6 vogliam assicurarci cbe in ciascbeduo degli 
ottavetti sia stata eseguita nostra mente. 

Avvertirete pero, cbe non intendiamo, cbe con questo restino 
diminuite di peso. Le quali cose tutte farete intendere a Gio. Paolo 
Guano, ed allMntagliatore e Dio vi guard!. Genova 16 marzo 1667. 

("i occorre soggiungervi cbe procuriate , cbe le due code del 
<;orpo, cb'entra neli' arma siano piu distese o vogliamo dire unite 
e r una piu vicino all' altra , e cbe i detti corpi si facciano piu 
grossi cbe sara possibile, cioe comporter^ lo scudetto dentro i( 
quale vanno; in somma cbe sieno totalmente simili al disegno 
cbe se ne manda. 

D-* Viol. Lom. Doria 



75 



DOCUMENTO XVI. 



Nola della quantilii dcgli ottavctli di bonta di se(tu di lino condotti Tiiori 
delta zecca di Torriglia dal mcse di Ollobrc 1667 in qua. 



Primamenle alii 8 del detto mese ottobre in peso 

{8 dello stesso 

20 . 

25 • 

28 » 

2 Novembre 

H . 

I Dicembre ....... 

4 > ...... 

14 . 

I Febbraio 1668 



14 
20 
21 
25 
29 



a bonta di sei . 

a boDtIi di sette 

a bonUi di sei . 

a bonUi di sette 



delli 13 e 16 aprile di boota di 6 . 

li 27, bonta di 6 

li 2 giugno, bonta di 6 

li 8 giugno dell'istessa bonta di 6 . 
1668 16 Agoslo 

Porto di oltavetti 

a 18 della bonta di 6 

a 26 bonta di sette 

a 29 



L. 200 
200 
200 
350 
260 
200 
200 
200 
100 
100 
400 
50 
200 
200 
300 
150 
500 
200 
250 
200 

300 
100 
200 
200 



A riportarsi 3260 



76 



Riporto . . . 
a S SeUembre di sei . 
a 8 I di selte . 
a 16 > di sei . 
a 16 > di otto . 
a 28 di 8 . . . . 
a detto del la bonla di 5 
a 18 Ottobre di 5 . . 
a 19 di 5 . . . . 



326 
300 
200 
400 
300 
800 
200 
150 
300 



N. 7910 



DOCUMENTO XVII. 



Permissiono data dalla Signora Principessa D. Yiolante a Giuseppe Vike di 
costrurre una Zecca ncl luogo di Rovegno. ^ 1668 II SO Dicembre in Geneva. 



L' Eccellentissima Principessa D. Violante Lomellina Doria con- 
cede liceDza e d^ facolU a Giuseppe Vike di poter costrurre una 
Zecca nel luogo di Rovegno, per servizio della quale gli concede 
la casa che vi ha la Principal Camera, che serve per granaro; e 
se detto Vike haveril bisogno d*altra casa, la prendera a pigione 
per suo conto, et sue proprie spese, servendosi dell'acqua del 
molino, senza disloglierla dal medesimo, per una Ruota, e se 
potri aggiongeme per uso della lavoratione della Zecca, con fare 
pure a sue spese quelle fabriche, che fussero necessarie, per fab- 
bricare ottavetti dellai bonta, e forma, che S. E. ha concesso al- 
r allre Zecche di Loano e Torriglla, e che se fiisse per concedere 
in I'avenire, et in conformiti delle mostre che si faranno prima 
di battere; con la pigione di pezzi duemila da 8. R. da B. 96 
Tuno, per due anni di c^rto da cominciare il giorno della prima 
battuta, et un' altro anno ad elezione del S. Giuseppe, quale ha- 



77 

vera obbligo di sborsare per Tosservanza di quanto sopra pezzi 
mille siraili , dopo giorni dieci , e se da S. E. sara firmalo il pre- 
sente albarano, a mani deirill."* S. Maddalena Loniellina, e ser- 
viranno a conto dell'afBtto del primo anno, e scusati, havera 
detto VJke obbligo di pagare mille pezzi simili di sei in sei mesi 
anticipati in pace e senza alcuna contradizione. 

Patto che flnita delta locazione , le fhbrlche cbe averi fatte delto 
Giuseppe esclusi li mobili , et utensili , restino alia Principal Camera 
di S. E., e che detto Vike non possa pretendere cosa alcuna, solo 
se di nuovo prendesse delta Zecca in aflitto per goderli, 

Patto , che non si possa in detta Zecca fabricare ottavetti , e mo- 
nete solo di quelle qualitii saranno concesse alle dette Zecche, cosi 
delfa bont4 sotto pena della confiscatione di quelle , che si trovasse 
havere contravenuto , e per convincere tale transgressione basti ogni 
ragionevole inditio, e prova. 

Patto, che non si possa sciogliere detta localione, solo in caso 
di Peste, guerra^ e forza di Principi, o che in Levante fossero 
bandite, o rigettate le monete stampate in detta Zecca, purche non 
snc^eda per difetto dell'istesse monete, in tal caso non si intenda 
resti obbligato il Vike lavorare* E per corroborare li delti contraUi, 
saranno della presente scrittura firmate due copie , V una da S. E. 
e r altra dal suddetto locatore da conservarsi appresso 1' una parte 
e r altra. 

Patto che durante detta ferma non possa S. E. formare in 
detta giurisdizione altra Zecca. 

Giuseppe Vike. 

Si permetterji che si stampino nella Zecca di Rovegno 1' incluse 
monete con questo pero, che nello scudetto dell'uomo armato in 
luogo vi si metta un'aquita e che sia alquanto piu grande quel* 
r aquila ch' k sopra il leone rampante. E notino che si permette 
il leone non come insegna determinata di principe alcuno, ma come 
trascendentale ed universale adoperalo da infinite famiglie massima- 



78 

inenle agginngendoci it nonie del Signer Principe ed il mollo di- 
verso dalla moneta d*01anda; clie di questa ne sia inreriore la 
bonta di quelle s' averanno a bntlere in delta Zecca (Vedi Tav. IV, 
num. 4). 

Altorno al Leone — Vicit Leo de tribu luda spes mea. 

Altorno alia figura del Principe — Jo. Andreas Doria Landi 
Princ. an. 1670. 

Che si specifici la boiita 6 in latino od in lurco. 



DOCUMENTO XVIII. 

Lcllora (li Giorpcio Delia Cella , rr.mmissario tli Torritrlia sullo Zccchc di quclla 
trinrisiliziono. 

SlGNORE , 

La Contadoria di V. E. con letlera del 4 corrcnte mi ha co- 
mandate d'ordine dell'E. V. di dover rifcrirle tutto cio, che negli 
atti di questa Curia vi sia in materia delle Zecche, che altra \o\ta 
orano in questa giurisdizione. 

Ho in esecuzione dei benignissimi ordini deir E. V. fatta per- 
quisizione nclle filze si civili, che criminali del 1666 in 1673 tempo 
in cui furono qui dette Zecche, e scbben non mi sono fidato del- 
rindice, ma ho ripassate dette filze ed atto per atlo, non ho ri- 
trovato altro, che due inventarii concernenti dette Zecche, uno cioe 
di quella di Lacchio, ed altro di questo Castello. 

Quello della Zecca di Lacchio , che si ritrova nella fiiza criminate 
del 1669 in 1671 n. 11, fu falto li 11 ottobre 1669 d'ordine 
di V. E., per quanto si asserisce nel titolo di detlo inventario, e 
contiene alcuni mobili ed utensili per le Zecche, li piu principali 
consistono in due torclii di bronzo, rami, mantici ed altri atti-ezzi 
per le Zecche , ed altri. 



79 

Detti mobili Turono lasciati appresso il Tu Cap. Paolo Guano che 
promise cuslodirli, e dame conto, ub si vede qoal conto ne qoal 
fine abbia avuto delta roba. 

Quelle poi della Zecca cbe Tu erelta in questo Castello fu pure 
fatto, per quanto si asserisce net titolo di delto inventario, d'ordine 
di V. E. li 24 febbraio 1670. 

Contiene quantity di attrezzi concernenti alle Zecche ed altri 
mobili, i pid principali consistono in tre torchi di bronzo, in rarni^ 
tre mantici di vacchetta, dodici strapunte, dodici coperte, una cassa 
di biancheria. Le coperte e strapunte, e biancberia erano appresso 
del fu Cap. Gio. Bevaletto Guano, il resto non si spiega appo di 
chi restasse, solo che poi li 24 settembre 1670 si spiega sotto 
detto inventario, che d'ordine, ed alia presenza di Y. E. furono 
riposti gli utensili di ferro, bronzo, ed altri mobili piu abili a 
batter monete in una stanza col fine di metterii in luogo sicuro, 
che non fossero maneggiati da alcuno, ed alia presenza di Y. E. 
ed altre persone fu serrata delta stanza, e poi col solito sigillo 

m 

deirE. Y. sigillafa in cinque luoghi con cera rossa, e la chiave 
di detta stanza fu consegnata al S. Girolamo Contardi, che si ob- 
bligo di consegnaria quando ed a chi gli fosse stato d'ordine 
deir E. Y. ordinate. 

Non si vede poi che sia eseguito altro, nb come sieno stati le- 
vati i mobili a risalva di quanto ho umiliato all'E. Y. con lettera 
dei 25 del passato settembre ritrovasi nel filo civile del 1671 in 
1673 n. 146 e 147, ove fu ordinate il rilascio di detti mobili al 
fu Cap. Gio. Bevaletto a risalva del torchio di bronzo in cui la 
Camera di Y. E. consegui pagamento con che dovesse pagare alia 
fu lllustrissima Signora Maddalena Lomellina ava matema di Y. E. 
pezzi 250, ma in atti, non si vede che sieno slati, ub come sieno 
levati detti mobili, n6 dal Castello, n6 dalla Zecca di Lacchio. 

Questo h quanto per ora ho da umiliare all' E. Y. , il che fo 
ora per non dar maggior ritardo a rispondere, non mancherd per6 
di proseguire le diligenze, e se accadera di ritrovare di pin, che 



i 



80 

8ia degno della notizia di V. E. lo umiliero alia medesima, pron- 
tamente. 

Per la Zecca di Montebruno non ho veduto cosa alcuna, solo 
che avendo prima d' ora letto il processo criminale , cbe fu fatto 
contro il fu Gio. Giorgio Avanzino, so che consta da dello pro- 
cesso, che fnroDO ritrovati alcuni atlrezzi nella casa del moliai di 
MoDtebnino concernenti a quelle Zecche, ma consistono iu poco. 

Ho resUtuito a M* Maddalena moglie di Cap. Marc' Antonio la 
polizza che mi fu con lettera dei 4 corrente trasmessa concernenti 
i mobili della Zecca di queslo Castello, e le bo dalo quanto mi 
fti dalla Contadoria ordinato intorno alle pretension!, cbe la avea 
rappresentata all'E. V. per il lorchio di bronzo, cb'era in questo 
Castello, ed all' E. V. con umilissimo ossequio fo profonda riverenza. 

Dj V. E. Torriglia 23 ottobre 1729. 

Umilissimo Servitorc 
Giorgio Della Cella. 



DOCUMENTO XIX. 

« 

Grida della Scrcnissima Repubblica di Gcnova che proibisce gli ottavclii o 
luigini, 18 luglio 1667. (Estratto dalla Biblioteca della R. Universild di 
Genova). 

Duce, Governatori, e Procurator! della Serenissima Repubblica 

di Genova. 

Essendo venuto a nostra notizia, che da qiialche tempo in qua 
sia stata in piu luoghi battuta ed impronlata una certa qualita di 
moneta chiamata con nome di Luigino, o sia ottavetti, la quale 
non oslante li ordini, e proibitioni cbe vi son in contrario, vien 
occultamente introdotta, e contrattata nel Dominio di questa Sere- 
nissima Repubblica sotto preteslo di portaria , e negotiarla , come 
mercantia in qualsivoglia parte del mondo, e constandoci che si- 



8i 

mill monete Aon solo sono bassissime di lega, ma cbe di piu, 
parte Hi esse mentiscoDO nell' impronto , noD portando io fronte la 
vera iosegoa, e nome abbastanza cbiaro del Padrone della Zecca» 
in cui vengono coniate; onde considerando noi i gravi preghidizii, 
che ne possono risultare al pubblico commerck), quando con pro* 
vigione adeguala doo s'inipedisca la fabbrica, conirattazione , et 
introdutione anco per via di (raosito di simile monela falsa, et 
adiilterata come tale dalle Leggi dannata; 

Abbiamo perci6 senza pregiudicio delli ordini, e gride, che ci 
SQao anco rispetk) alii casi, e delinquenze gia seguile, proibito, 
siccome per mezzo della presente pubblica grida da pubblicarsi nella 
presente citta, e dominio tutto della Serenissima Repubblica, Regno 
di Corsica, et isole adiacenti, proibiamo tutte quelle monete, sinora 
battote e stampate, e cbe si batteranno e stamperanno per i'av- 
venire, sotto nome di Luigini, ossia oUavetti, o aUro nome, le quali 
fossero della qualita di sopra espressa, e di minor bonta di 11 
oncie d'argenlo fino per ogni libbra, e gioutamente non avessero 
il nome ed insegna del Padrone della Zecca, in cui fossero state 
improntate. 

Inoltre proibiamo ad ogni e qualsivoglia [)ersona di che stato, 
grado, e conditione si sia non solo suddila di questa Serenissima 
Repubblica, ma anco abitante, o in quahmque modo dimorante 
nel stato di essa, niuna esclusa, che non ardisca, nc presuma sotto 
qualsivoglia pretesto, o colore per se, nc per mezzo d'altri diretta, 
ne indirettamente battere, fabbricare, improntare delle suddette 
quality di monete, come sopra proibite, rhiamate Luigini, ossia 
ottavetti> o con altro nome, come sopra, ne fame fabbricare, im- 
prontare batterne da altri, ne provvedere a veran, cbe ne tab- 
bricasse di abitazione, casa, o Zecca, e molto meno d'argento, 
metallo, maleriali instrumenti, tA di persona atta a tale esercizic, 
ne prestarle aiuto, o favore, nb meno col consiglio sotto le pene 
contenule nel II libro de'nostri Statuli Criminal! capo 31, sotto 
la rubrica De Monetis, e sue aggiontioui, dichiarationi , e leggi. 

Olivier I , MoneU ece. 6 



82 

Di piu oidiniamo, ct csprcssomentc conidndidino ad ogni, e 
qualsivoglia persona di chc slato, grado, e conditione si siaT niuna 
esclusa , che non ardisca d6 presuma per sk, d6 per ioterposta per- 
sona spendere, vendere, comprare, pagare, sborsare, dare, rice- 
vere, accettare maneggiare, contratlare, ovvero tenere appresso di 
s6 in verun Inogo alcnna quality delle snddelte moDete, nS anr6 
in poca quantiU, n6 quelle transitare p^ il stato di qoesta Sere- 
nissiina Repubblica, uk portame, o mandame altrove come sopra, 
nb partecipare in simili negozii, n6 cooperare col consiglio od 
ainto a che altri ne introduchino , contrattino, negotiino, portioo, 
mandino nelle suddetle parti, o altrove, sotto le pene coimninale 
e prescritte dal suddelto statuto De Monetis come sopra. 

Ordiniamo e comandiamo ancora, che non sia lecito a veran 
Capilauo, Patrone de' Vascelli o comandaute in essi, marinari, nb 
altri imbarcare, nb permettere, che sotto alcun pretesto, o colore 
s'imbarchi sopra de' loro Vascelli dclla snddetla qaaliti di monele 
sotto le medcsime pene comminate da detto statuto De Monetis 
come sopra, nelle quali incorrano li trasgressori , et ognooo di 
essi oltre la perdita, e confiscazione de' Vascelli sopra de'qaali 
fossero ritroTale simili monete, e si presumeri, cbe sieno state 
imbarcate a loro notitia, quando non provino il contrario. 

Nelle medesime pene incorrino li mulattieri , et ogni allra per- 
sona, che portasse, o appresso di cui fosse ritrovalo portarsi mo- 
nete della suddetta qnalita, le quali da essi fossero state introdotte 
Del stato della Serenissima Repubblica, benche chhise, e sigillate 
rinserrale in casse, corbe, sacchi, o cosa simile contro di essi 
si presumera parimente il dolo quando non provino il contrario. 

Doveranno tutti li Giusdicenti UfiQziali, Ministri e Consoli per la 
Serenissima Repubblica usare tutte le dovute diligenze per chiarire 
chi contravvenisse gli ordini suddetti, et ogniuno di essi , e ritrovando 
di delta qualita di monete ritenerle appresso di s6 facendone far 
le denoncie, formandone i process!, quali doveranno transmetter 
poi al Prestantissimo Magistrato delle monete. Et a suddetti Giusdi- 



83 

centi Ufliziali c Consoli si concede il terzo di tutte le confiscnzioni 
di dette raonete, che per loro mezzo si prendessero e delle con- 
danne, che pereid si facessero^ e riscuotessero , et an altro terzo 
alii ministri , a altrt per mezzo de' quali si chiarissero le transgres* 
sioni li quali volendo saranno tenuti secret! , e Taltra terza parte 
spetti alia camera nostra. 

Et accid quanto sopra pervenghi a notitia di tutti , e niimo possa 
preteodeme ignoranza, abbiamo ordioato se ne facci la presente 
pnbblica grida da pubblicarsi nella presente Gittii , e Dominio tuUo 
della Serenissima Repobblica, nel Regno di Corsica , e Isole Adiacentl 

Avverta dunqae ognuno a non contravenire poiche i delinquent! 
saranno irremissibilmente castigati. 

Dato nel nostro Real Palazzo li 18 laglio 1667. 

In Cane.** del M. Orazio Dulmeta Ganc. e Seg., 1667 a di 19 luglio. 

Si 6 pubblicata la presente Grida in Piazza di Bancbi e loogbi 
soliti della Gitt&, per me Giacomo Ventura Gintraco pubblico. 

lo suddetto Giagomo 

Si e pubblicato anco nel Borgo di Bisagno , e nel Borgo di San 
Lazaro per me Giacomo Ventura Gintraco publico. 

lo d^lo Giacomo. 



DOCUMENTO XX. 

Noiizia sulla baUiiora dei Luigini letla al MaghiCralo dellc Monete della Repub- 
blica gcnovcse il 29 settcmbre 1667. 

» Coroinci6 il spacchio di Luigini in Levanle Tanno 1660, et 
i primi, che vi furon portati, cioe a Smirne erano battuU nelle 
Zecche di Francia, e di Turino in bont^ di sndeci. Tre anni in- 
circa cammind il negotio senz' aiteratione , ma svegliatisi aicnni spi- 
riti francesi, ottennero licenza di fame della hoota di 8 dal prin- 
cipe d' Orange, et ne ando di quest! , partite considerabili a Smirne. 



84 

Ne fu dalla Nazione Inglcse fatto il saggio, el liavendoli rilrovati 
COD UD terzo di lega, ne fecero doglianza alia Porta , e qnesta se 
ne alter6 cod P Ambasciatore di Francia, dal quale furoDO man* 
dati ordini a tutti i Consoli di baDdire, perseguitare , e coDfiscare 
tal sorta di moneta, e T iDtrodotlori, e poco appresso il medesimo 
bando fece pubblicare il Re di Francia a Marsiglia, et altre cittA 
marittime, e cio sul fondamento, che la moneta sia inalterabile , e 
fmalmeDte, che non iiisse cosa giusla, che sotto buoDa fede si esi- 
tassero li luigiDi di boDta di 8 , come quelli di bont^ di 1 1 gradi. 
Piacque per6 taDto qnesta spetie di monete ai Turcbi , che purche fus- 
sero ben fatte, tonde, vaghe, di bel taglio, e vistose, nieDt'allro 
miravano, e cosi i Capitani Francesi hanno seguitato a portarne in 
Levante , anche di piu bassa liga di bonta di 8, introducendoli per6 
nasrostamente, e senza sapnta dei Consoli di notte tempo, ovvero 
a porhi per volta, secondo toma loro pro rata delta congiontora. 

Neir anno 1663 salve, poi s6 ne comincio a battere a Tassarolo, 
et essendone andata qualche somroa a Smirne in mano di un tal 
Valentino Berti , questi nel volerne fare nn certo pagamento fu sco- 
perto, e spiato alia giustizia, che accorse subito al luogo, ne ar- 
rcst6, e conQsc& per pezze 2000 in circa, et se il medesimo Berti 
non era lesto a scappare, la faceva male, serva per6, che erano 
assai malfatti. 

Dopo se ne sono cominciati a fare per quanto ho inteso a Loano , 
et altri feudi in bonta di 7 e 8 assai vaghi, e ben fatti, e di 
questi in Livorno i Capitani francesi ne pigliano somme grosse a 
cambio marittimo per conto di certi negozianti armeni di Smirne 
due de' quali da tre mesi in qua sono falliti con mezzo milione di 
debilo , e ci6 comunemenle si stima , che proceda , perche pagavano 
le mcrcanzie, che compravano con i Luigini piu 15 in 20 per 
100 di quello vagliono. 

Dopo la suddetta confiscaticne al Berti, non ostnnte i nrovi ri- 
gorosi bandi non sono seguili in Levante in tre anni allri casi che 
li seguenti: 



85 

A SniirDe ad un tal Bajardo sopracarico di una polacca spedita da 
Livorno dai SIgnori Grandi, e MIsturo, ne furono inlercelle nella 
stessa casa ove habitava , dicoDO per pezze dieci in dodeci mila di 
quei di Torriglia . . . (corroso) .... ricuperatione, la quale non 
so certo so sia segnita. 

In Costantinopoli sono stati impiccati due Armeni ai quali ne 
trovarono alcuni grezi (sic) in bont^ di sei. 

In Smirne ad un tale Capitano Grimanol ban fatio pagare pezzi 
cinque mila di pena, che dicono avaria, per havergliene (rovato di 
bont4 di selte, non si sa poi ove siano stati battuti. 

In Cipri son seguite diverse altre simili avarie, e bisogna pre- 
gare Iddio, che non siano scoperti. 

In Tripoli quel Bassi ne scoperse, e ne bollo in casse per pezze 
quattro in cinque milia pure di Torriglia, che vi porto un tal 
Canova per conto di Grandi e Misturo, ma it medesimo Bassa si 
e contentato di restituirli, purche se li mostri il testimoniale , che 
sono ritomati a Livorno, e dopo ha bandito Tesito di tal sorta 
di monela tanto di 8, che di H come si vede nel suo bando. 

In Smirne, Cipro, e Costantinopoli quelli di 11 si possono li- 
bere introdurre, e moiti dicono essere indulgente anche di dieci. 

La staropa gradita e quella di Massa, e di Francia con tre gigli 
nel scudo , 1' altre stampe sono piu dure a digerire ; et se he com- 
prano mercantie, si scapita in queste, piu di quello si guadagna nella 
moncta. 

( Estratta da copia sincrona esistente nella Biblioteca della R. Uni- 
versita di Genova). 



80 



IK»CUMENTO XXI. 

Testamcnlum Illustrissiini Principis Andrcac Doria 1558. 20 August! per 
Johanncm Jacobum Cibo Peyranum Not. — (EstrtUto dai Regio Archivio 
dei Nolai (di Genova) (1). 

lo nomine Domini. Amen. 

Illustrissimus et Exc^ilentissimus D. D. Andreas Doria Amelfi 
Princeps, et in mari mediterraneo Cesareae Gatoliceaeqoe Majestatis 
Praefectus Generalis, ac sacri aurei velleris miles etc. Sanus Dei 
gratia mentejoquela, corporo, visu, et intellectu, etin sua bona ac 
Sana existens memoria, cupiens, quandiu corporis Tires suppelunt 
mentemque ratio regit » de se bonisque suis disponere et ordinare 
cam languor ipse saepe adeo rationem obnubilet, ut nednm forluna- 
rum suarum, verum etiam et sui ipsins ipsa languoris vehementia 
mortales obliri cogat, inevitabileque conditionis humanae debitum 
pervenire quod adeo certum est^ ul ipso nihil certius cum tamao 
illius bora incertissima sit, ideo per.praesens suum nuncupatrvom 
testamentum sine scriptis de se bonisque suis disposuit et ordinaftt 
ut infra. 

In primis namque, quando eum mori conligerit animam suam 
commendavit Altissimo Creatori Patri Fllio et Spiritui Sancto totiqae 
coelesti curiae. 

Cadaver .vero suum sepeliri jussit et mandavit in Ecclesia Sancti 
Matthaei Januae in sepulchro mandato suae Ex.^*'® constructo et aedifi* 
cato in dicta Ecclesia. Et quia pompa funeris, et impensa potius 
ad solamen viventium, quam ad salutem animarum defunctorum 
pertinet, ideo voiuit, iussit, et mandavit ipse Illustrissimus Testator 
eius cadaver absque aliqua pompa vel funerali impensa efferri, sed 
ipsum tantummodo quatuor presbitcris Sancti Matthaei Capellanis 
ipsius III."** et Ex.™' Testatoris mercedem liabentibus ex locis em- 

(1) Vedi Sigonii, opera vol. Ill, pag. I860. 



87 

plis et ordinatis per ipsum illiislrissimum Teslatorera associari, quibus 
solvi voluit ratione elemosinae quaaUim infrascriptis suis fiileicomis; 
sariis, el executoribus visum faerit. 

Item legavit hospitali PammatoDi Jaouae solidos quinqiie ianuiaoram. 

loterrogatus a me Nolario iafrascripto an velit aliquid relinquere 
spectato o0Gilio soffragij paaperum Geouae. Respoadit quod qoq etc. 

Item , cum semper ipse III .""' et Ex.""' D. Tesfcilor mice dile- 
xerit, et diligat Umquam filios III."'"'' D. Johaonem Andream Doria 
ipsias IIL"^ et Ecc.*"' TesUtoris locomteDeDtem et Illustrissimum 
Dominum Pagaoum Doria filios q. BecoUeiKjbe memoriae III."'* Do- 
mini Johannelini Doria, ideo dkrto III.""' D. Johanni Andreae eins 
locumteoenti iegarit et iegat omnes et singulas eius triremes quas 
none habet et habebit instmctas cum omnibus apparatibus, anna- 
mentis, bellicis instrumentis, rebus, ac hominibus ad ipsum III"'""' 
et Excellentissimum Testatorem spectantibus et pertinentibus, quem 
etiam et eiusdem III."'' D. Jo: Andreae snccessores et haeredes bor- 
tatur, et patoma mooitione admonet, nt toto tempore eorum fitae 
debeant Catholics ac Sereoissimo Uispaoiarum, et utriusque Siciliae 
Regi etc et eius descendentibus fideliter et diligenter inservire, et 
operam suam strenue pro-ut sperat firmiterque credit futurum 
fore, tarn in rebus maritirois, quam in aliis in quibus suae Majestati 
ttsui esse poterunt, navare, et quatenus dictus IIL"'"* D. Johannes 
Andreas sine masculis decederet de legitime matrimonio nalis sen 
nasciluris Tult, quod eidem III."'^ D. Jo: Andreae in dictis triremibus 
cum omnibus praedicUs succedat dictus III."'"* D. Paganus vel eius 
filij masculi legitimi et naturales, qui teneantur eo casu filiabus 
dicti III."'* D. Jo: Andreae solvere, pro earum dotibus» illud quod 
infrascriptis suis fideicomtssariis, si vivent, alias duobus magis pro- 
pinqois visum fuerit, habita ratione temporis focultatum, et digni- 
tatis ipsorum fratrum, et filiarum. Et si dicti III."'* D. Jo: Andreas 
et Paganus sine masculis legitimis et naturalibus decederent, tunc 
Alia maior ipsius III."'' D. Jo: Andreae debeat contrahere matrimo- 
nium cum uno ex nobUibus de Auria, non autem ex aggregatis, sen 



88 

ascriptis id dictam familiam et dictae triremes per eum goberneDtiir 
et ad filios mascuios legitimos et oaturales ipsius natos ex dicto 
malrimonio spectent, et hoc idem fiat si'decederet dictus III.'"'*' D. 
Paganas sine masculis legitimis, et natoralibns, nt supra, quia voluit 
ipse 111.""°' Testator qood collocetar id roatrimoDium fliia maior 
dicti Ui."'^ D. Pagaoi aoi ex Dobilibas de Aoria dod aggre^atis aut 
ascriptis at supra, et triremes ad eius filios mascuios legitimos et 
oaturales uatos ex eodem matrimonio, ut sii^ra dictum est , spectent 
et pertiueant* 

Item legavit dicto HI."'® D. Jo: Aodreae feudnm terras jurisdi« 
ctiones et loca totius regoi Neapolis cam omoibns suis redditibus , 
homagiis, emolumentis, cominodis, ulilitatibus , et boDoribus. 

Item dicto IIL"^ D. Jo: Andreae i^ayit et legat offitium Proto- 
noLiriatus Neapolis ipsius III."'* testatoris cum omoibus eias utilita- 
tibos, hoDoribas, praemiDeDtijs, et commodis ipsi spectaiiUbus, ralioue 
dicti offitij. 

Item legavit dicto UL"'® D. Pagaoo feoda , terras et iurisdictiones 
cam omoibus eorum juhbas , commodis , emolumeotis et pertioenfi^ 
quae per ipsam III.'""'" et Exc."'""' D. Testatorem possideotor ex 
feudis, terris, et jarisdictiooibus, qooodam Comitam De Flisco et Sine 
Excelleotiae data et assignata ac datas et assigoatas per Caesaream 
Majestatem ob damoa passa per Suam Excellentiam ab illis De 
Flisco, focio, culpa, et dolo ipsonim,et rogat iofrascriptos fidei- 
commissaries, et coratores dicti III."'' D. Pagaoi, ot veliot carare 
et operam dare, ut dictus III.""" D. Pagaous iostitoetur, et ouocu- 
petur Marchio, et ita supplicat Caesaream Majestatem ut velit titulum 
Marchioois ipsi III."'" D. Pagaoo tribuere. 

Item legavit eidem III."'" D. Pagaoo omoia, loca, pagas, et pro- 
veotus locorum comperarum Saocti Georgij spectaotia et spectaoles 
ipsi HI."'*' et Exc."^ D. Testatori, et etiam loca vlgioti, libras trigiota- 
tres, soldos sex, et denarios octo sibi spectaotia, ut asserit ut sub 
coluoioa ipsius io Cartulario P. L. cootioeotur, cui pro veritate relatio 
habeatur , ac etiam omoes pecuoias et credita existeotia et existentes 



89 

ID dictis comperis ct libris et Carlularijs illarum et ad ipsam III."*"" 
et Exc.°'°'° Testatorem spectantes et spectantia cam illis obligatio- 
oibos pro at sab dictis lOcis contiaetur. 

Item dicit etdeclarat, qaod alias mutuavit M. D. Adamo Geoturiono 
loca mille quinquaginta comperarom Saocti GeorgiJ, qoae exiade ipsi 
M. Adamo cesserat infra solationem eias, quod erat creditor ipsias 
1II."»* D. Testatoris. 

Item dicit et declarat, qoaliter anais praeteritis concessit caidam 

Glarae filiae (1) quod in eius Tita possit habere proventus 

locorum septuaginta comperamm Sancti Georgij, ideo dicit, et de- 
clarat , quod etiam dicta loca spectent dicto HI.'"'' D. Pagano, et ita 
ipsi legavit cam sao tamen onere. 

Item legavit domum suam sitam Genaae in platea nobiliam Doria 
ac domam , cam utraque villa Fassoli , com omnibus sais juribus et 
pertinentiis , ac etiam omnia amensia domns ipsius testatoris dictis 
III."^ D. Jo: Andreae ac III."*" D. Pagano pro dimidia. 

Item legavit ipsi 111.'"'' D. Pagano in eius vita tantum, illam sum- 
mam pecuniarum, quae singulo anno solet percipi ex dicto oflitio 
protonotariatus Neapolis, ita quod praephatns III.""' D. Jo: Andreas 
teneatur diclam summam pecuniarum durante vit^ ipsius III.*"* D. 
Jo: Andreae dicto HI."*'' D. Pagano solvere, et dictum legatum ulterius 
Don se extendaty nisi utroque vivente. 

Item legavit scuta tercentum filiae q: D. Bartholomei Doria ad 
eios maritare, et ita gravat eius infrascriptum haeredem, ut eidem 
mulieri dicta scuta tercentum ad suum maritare solvat. 

Item quia super Suae Excellentiae dictum fuit adesse filiam na- 
turalem dicti q: III."^ D. Johannettini, ideo gravat eius infrascriptum 
haeredem ut velit eam maritare, et ipsi dotes solvere, ut ipsi haeredi 
visam fuerit 

Item revocavit omnia legata relicta bucusque, et facta D. Placid iae 
filiae q. Recollendae memoriae praepbati HI.""' D. Johannetini Doria et 
sorori dictorum Ill.<^* D. Jo: Andreae et III."'* D. Pagani , et eidem 

(1) Cancellato. 



90 

Placidiae et seu Mag,"^ Nicolao Spiaolae viro diciae D. Placidiae legavit 
et legat summam scutorum quindecim inillium pro dotitms et pa- 
triinonio diciae D. Placidiae quae sint periode, an si a patre dictae 
D. Placidiae futs^eot doles ipsae promissae et coostitulae. 

Item legavit, quod fiat solulio eius Creditoribus de eo quod vere 
et juste omnibus et singulis debetur, et $i ertt controversia, an ali- 
quis aliquid iniuste pelat, praephatus Magnificus Dominos Adam 
CenturioDus et praephatus Magnificus Dominos Nicolaus SpiMrta 
debeant videre, an sit juste debitum, vel ne, et secundum eonm 
indicium fiat solutia 

Item gravat eius haeredem, ut soivat praephato Magnifico D. Nicolao 
Spinulae totum creditum ipsius Magnifici Domini JNicolai respectu 
exbursationis factae et faciendae per ipsum tam occasione triremium . 
quam pro ipso llh"'^ et Exc."*^ D. Testatore cum omni interesse, 
de quo credito et interesse stari voloit iibris ipsius Magnifici 
D. Nicolai. 

Item declarat babuisse scuta mille a q. Magnifico D. Christophoro 
Pallavicino, sed quia ipse 111.'"°^ D. Testator alias commisit comD 
cuiUsdam galeoni dicto Mag/^ D. Cristopboro, cum quo tactae temnt 
predae de quibus ipse 111.'°'^* D. Testator habere debebat tertiam 
partem; ideo dicit quod cum ipse numquam habuerit suam portio* 
nem, quod facto calculo, et computo erit potius creditor, qoam in 
aliquo debitor haeredum dicti quondam magnifici D. Cbristopbori. 

Item dicit et declarat quod intellexit qualiler haeredes quondam 
Magnifici D. Erasmi Doria protendunt se creditores ipsius. lU."^ 
D. Testatoris. Ideo dicit et declarat quod dictus Mag.* D. Erasmus 
habuit tot perlas ab ipso 11L°''^ D. Testatore pro scutis noningeolis 
usque in mille ducentum, ut eas vendereU sed ipse de iliis disposuit 
ut sibi placnit, ac etiam exegit dictus D. Erasmus tam ia Fraocia 
quam in Hispanijs stipendia seu pagas ipsius III.'"' Testatoris, unde 
factis compulis et calculis erunt haeredes ipsius Magnifici D. Erasmi 
potius debitores quam creditores suae Excellentiae de magna pecu- 
niarum summa. 



91 

Item (licit C(l deciaiat sicut ipse inuluo habuit scala mille a 
MagniGco Domino Capitaneo Vesconte Cigala. 

Item legavit D. Coelestino Doria, Magistro Nicolao.... el D. Ao- 
tonio.... antiquis servitoribns soae Excellentiae libras mille janaiDonim 
et ila gravat dictnm 111.'°'''° D. Paganam, ad quern feodum iurisdi- 
clionis Lodani special, nt singulo aono sohral ipsis Domino Coeiestina, 
Nicolao, et Antonio diclJS libras mille. Videlicet unicuique ipsorum 
tertiam partem in eorum vita. 

Item quia ut ipse III."""' Testator asseruit babel qnoddam com- 
palum currens cum nobilibus Francisco Lomellino, el fratribos ideo 
voluil omnia revideri per diclos M. D. Adam CenturioDum et Ni- 
colaum Spinulam q. M.* D. Lucae, el quidquid per ipsos iudicatom 
ftieril deberi dictis fralribus id ipsis fratribus, solvatun 

Reliquorum vero omnium el singulorum bonorum mobitiom, et 
immobilium, jorium, ralionum, et actionum ipsius IllQslrissimi Testar 
loris, el sen ad ipsum quomodolibet spectanlium, el pertlnenitmn 
nunc el in futurum, el etiam eorum quae spedarenl ad baeredem 
per suam Excellenliam nominandum, baeredem suum nniver^em 
instituil el esse voluil ac ore proprio nominavit dictum 111.'°""^ D. 
Johannem Andream. Gui quandocumque sine filijs legitimis decedenti 
substituil dictum IH."""* D. Paganum eius fratrem. Et quia cognoscil 
dictum 111.'°°'° D. Johannem Andream jam virtulibus et prudentia 
virili praedilum , et omalum , ila ut alieno regimine non indigeat cum 
sit iam ipse aptus el idoneus alios regere et gubemare ideo noo 
Tull quod sit sub cura alicuius curatoris. Et quia praephalus M. D^ 
Adam Genlurionus avus matemus dicli III.™' D. Jo: Andreae muRis 
est negoliis impedilus, et occupatus, et habet filium, et ex filio ne- 
potes quibus aequum est ipsum consulere; ideo m ipsum M. D. 
Adam aliis curis oneret, hortalur tameo dictum 111.'"°°' D. Jo: An- 
dream ut in hLs quae consideranda et consulenda , ipsi videbontur, 
debeat consulere dictum M. D. Nicolaum Spinulam maritum diclae D. 
Placidiae quern scit, el experienlia cognovit sincere el perfecte diiigere 
et summopere peramare ipsum Illustrissimum D. Johannem Andream. 



92 

Fideicommissarios autem et cxeculores praeseatis sui testameDti 
el contentonim in eo constituit et esse voluit 111."*"" D. Marcum 
Antonium Doria, Electum Principem Melfitensem, dictos MagDiQcos 
D. Adam CentariODam et Nicolaaro Spioalain cum omDimoda po- 
testate et baylia exeqaendi et executioDi mandaDdi omnia et singula 
in praesenti testamento contenta, et cam tota ilia potestate, et baylia 
quae huiusmodi fldeicommissarijs , et executoribus tam de jure quam 
ex forma Statutorum Jannae dari , tribui , et concedi potest. Tutores 
autem, et pro tempore curatores dicti M. D. Pagani constituit et 
es83 voluit dictos III.""*" D. Marcum Antonium ac dictum III.""" 
D. Johannem Andream , ac dictos M. D. Adam Centurionum et Ni- 
colaum Spinnlam cum tota ilia potestate et baylia quae huiusmodi 
tutoribus, et pro tempore curatoribus, tam de jure, quam ex forma 
Statutorum Januae dari, tribui, et concedi potest, ita tamen quod tres 
ex eis omnia facere possint, reiiqui absentia seu defectu in aliquo 
non obstante. 

Et hoc est etc. . 

Cassans etc. 

De quibus omnibus etc. 

Per me Johannem Jacobum Cibo Peyranum Notarium etc. 

Actum extra mnros Januae in villa Fassoli in palatio praephati HI."* 
Testatoris videlicet in una ex cameris inferioribus, anno Dominicae 
Nativitatis Millesimo quingentesimo quinquagesimo octavo, inditione 
decima quinla secundum Januae cursum die sabbati vigesima august! 
in vesperis. Pracsentibus Jeronimo Cibo Peyrano, Francho Bado de 
Finario, Anguslino Cibo Peyrano, ac Paulo Baptista Mocbonexij 
Notariis publicis Januensibus , nee non et Sebastiano Cibo Peyrano q. 
Baptistae Januense testibus ad praemissa vocatis specialiter et rogatis. 

Testatum, et receplum i)er me Johannem Jacobum Cibo Pey- 
ranum notarium publicum Januensem. 



93 



Codicilli aggiwHi dal Testatore ed estratii dall'Archivio sicsso. 



I 



lo nomine Domini. Amen, 

Cum deambulatoria sit mens liominis usque ad mortem idcirro 
praephatus III.™"' et Exc.™"' D. D. Andreas Doria Amelfi princeps etc. 
Sciens se snum condidisse testamentum receptum et pnblicatum 
per me notarium infrascriptum anno et die qnibus supra , et de quo 
et contentis in eo fatetur habuisse, et habere plenam noticiam cer* 
tamque scientiam. Et volens codiclllari , et dicto suo te^tamento 
aliquid addere, ideo sanus Dei Gratia mente, loquela, corpore, usu 
et inlellectu, et in sua bona, ac sana existens memoria codicillando 
disposuit in omnibus ut infra. 

Videlicet quia ipse 111.""' codicillans reliquit III."® Comiti D. Phi- 
lippino Doria q: alterius III."'' Philippini usum domus ipsius Ill> 
Codicillanfis sitae Januae in conlrata^ sive platea nobilium De Auria 
ipsi III."''* Codicillanti ab 111.'"' Republica genuense donatae et hoc 
per annos quindecim proximo venturos secuturos post tempus ipsi 
111.'°'' D. Philippino jam annis praeteritis concessum per praephatum 
III mam Principem ad fruendum et ulendum dicta doroo. Ipsamque 
domum cum suis juribus et pertinentibus quoad proprietatem 
spectare voluit, et pertinere Illustribus D. Jo: Andreae, et Pagano 
Tratribus Doria q. UI.'"^ D. Johannelini et eorum Qlijs mascuhs 
legitimis et naturalibus, et altero ipsorum III.™^ D. Jo: Andreae et 
Pagani decedente sine filijs masculis legitimis et natoralibus natis 
seu nascituris de legitimo roatrimonio Oiij masculi legitimi et na- 
turales ex altero ipsorum nati in totum succedanL Ipsis vero illu- 
stribus D. Jo: Andreae et Pagano sine filijs masculis legitimis ut 
supra decedentibus , quod Deus nolit, vel quandocumque eorum 
linea masculina legitima et naturali ut supra deficiente> succedere 
voluit ipse III.™"* Codicillans in proprietate dictae domus praephatum 



94 

j||mnm Comilcm Philippum Doria si vivercl, si vero non vivcret 
iilios roasculos legitiraos el Dalurales, ac de Icgiliiuo matrimonio 
natos ipsius III."'* D. Philippini. 

Ipso vero III.'"® D. Philipploo slue masculis legitimise ut supra 
dictum est decedente, vel deliciente quandocumque eius lioea ma- 
sculina legitima et naturali ordinavil ipse Hi.'"''' Codidllaos quod 
in dicta domo cum suis juribus et pertioeDliis succedant et ad 
dictam domum admittantur Qliae femiuae legilimae et naturales 
ipsorum Ill.'^'D. Jo: Andreae et Pagani vel alterius ipsorum, quae 
cum aliquo de Emilia Doria ex veteribus et doq ascriptis in dictam 
(amiliam matrimonium coutraxerit, et successive desceudeotes ma- 
sculi dictae talis (iliae seu filiarum, quae contraxeriot ut supra, et 
quatcnus omnes exlra familiam Doria se nubereot vel etiam npptae 
in dicta familia ut supra deficeret earum linea odasculiaa legitima 
ut supra, voluit^ et ordiuavit, ipse III.*""' Codicillaus dicUm domum 
pervenire debere in familiam Nobilium de Auria, quae (amilia et seu 
iili quatuor, qui annuatira depulautur per dictam familiam debeaol 
dictam domum locare et pensiones anoualim erogare io rebus 
necessariis pro usu, commodo, et utilitate Ecclesiae Sancti Matthaoi 
Januae, probibens id quocumque casu, el quocumque lemporCf aUe- 
naUonem ac permutationem ipsius domus, etiam si praetium seu 
processus ipsius domus succedere deberet in locum dictae domus 
sub vinculis praediclis. 

In reliquis dictum suum lesLimenlum^ et conlenla in eo a0jr« 
mavit in omnibus et per omnia, pro ul in eo conlinetor. De quibus 
omnibus etc. Per me dictum Jo: Jac: Cibo Nolarium. 

Actum extra mures Januae in villa Fassoli, in palatio praepbali 
III.*"' principis videlicet in una ex dictis cameris inferioribus anno 
Dominicae Nativitatis Millcsimo quingeotesimo quinquagesimo nooa* 
indictione prima, secundum Januae cursum die MercurQ oclava 
februarij in hora ave mariae de sero vel circa, acc^osis ibi quinque 
luminibus praesentibus Sp: Ju: utr: Doct: D. David de Promontorio 
et Joanne Bapta Pensa Ju: utr: Doct: Rnplista Deponte draperio q*... 



V 



\ 



\ 



95 

Augostino Cibo, et Paulo Baptista Mochonexi Nolirijs ac Baptisla 
Zcnogio filio Matthei Januen. teslibas ad praemissa vocatis specialiter 

el rogatis. 
Receptam et publkratum per me Jo: Jac: Cibo Not" 



H. 



In nomine Dominic Amen. 

Cum varia mutabilisque sit voluntas hominis usque ad mortem; 
idcirco praephatus III."*"* et Exc.""" D. Andreas Doria Amclfl prin- 
ceps etc. Sanus Dei gratia mente loquela ?isu et intellectu et in 
sua bona, ac sana existens memoria, licet mmc aliquantulum adversa 
▼aletndine corporea gravetur, sciens se condidisse suprascriptum suum 
testamentiim, et codicillos receptum, et receptos per me notarinm 
infrascriptum annis et diebus in eis respective contentis, et de 
quibus et contentis in eis respective fatetur habuisse et habere 
ptenam noticiam certamque scientiaro , et volens codicillari ac 
aliqua immutare et revocare ideo, revocando in primis et annullnndo 
dictum suprascriptum Codicillum per suam Excellentiam factum, ut 
supra et omnia in eo contenta codicillando ordinavit voluit et di- 
sposuit in omnibus ut infra. 

Videlicet quod 111.°'°* Comes D. Philippinus De Auria quondam 
alterius III."^ Philippini babeat usum et gaudilam domus ipsius 
III."' Codicillantis sitae Genuae in contrala sive platea nobilium 
De Auria suae Excellenliae ab Exc"^ Republica Genuense donatae et 
hoc scilicet per annos duodecim proxime ventnros incipiendos post 
flnitum tempus ipsi III."^ D. Philippino jam annis praeleritis con- 
cessum per suam Excellentiam ad fruendum et utendum dicta domo 
et hoc absque aliqua pensione solvenda per ipsum III.""™ D. Phi- 
lippinum , quibus annis duodecim finitis ipsa domus revertatur et ex 
nunc ipse Illustris^imus Codicillans ipsam reverti voluit ad diclos 
III.** D. Joannem Andream, el Paganum Doria filios praephati 111 .*' 



96 

Joannettini , ac eorum fiiios masculos legitimos et Dalurales et qua- 
tenus alter ex ipsis sine masculis decederet, alter vel eius filij 
niasculi legitimi et naturales ut supra snccedanl in totuiQ in dicta 
domo; et deficieote quaDdocumqiie, quod Deus Dolit, eorum linea 
masculina legilima et natural! succedaut liliae femiuae legitimae et 
naturales ipsorum vel alterius ipsorum quae contraxerint matrimo- 
nium cum aliquo ex Nobilibus De Auria non autem de aggregatis 
et quatenus dictae filiae sine filijs masculis ex dicto matrimonio de- 
cederent vel matrimoniuni cum aliquo ex diq^is nobilibus De Auria 
non contraherent> vel quatenus ipsi IlL^' D. Joannes Andreas et 
Paganus sine liber is legilimis ut supra decederent ex nunc prout 
extunc et e contra ordinavit et ordinat diclam domum pervenire 
dcbere in familiam nobilium De Auria^ et illi quatuor qui annuatim 
deputantur per dictam familiam debeant dicLim domum locare et 
pcnsiones erogare in rebus necessarijs pro usu commodo et utili- 
tate Ecclesiae Sancti Matlhaei Januae. Probibens ipse 111."""' Codicillans 
in quocumque casu et etiam in quocumque tempore alienationem 
obligationem et permutationem dictae domus, etiam si processus et 
praetium ipsius domus surcedere deberet in locum dictae domus, 
volens et ordinans ipse 111."^°* Codicillans, ad hoc ut domus ipsa 
diulius in suo statu manuteneatur , quod teneantur ex pensionibus 
dictae domus ipsi quatuor de dicta familia si in ipsam familiam 
pervenire contigerit, expendere annuatim in reparatione et manuten- 
tione ipsius , quantum ipsis necessarium fore judicaverint et oppor- 
tunum pro dicta reparatione et manutentione. Si vero annuatim 
reparationem non egeret, ordinavit pensioues ipsas erogari in 
omnibus ut supra dictum est, et dicta reparatio fiat quando arbi- 
tratu duorum ex dictis quatuor reparatione indigebiL 

Item ordinavit quod praephatus 111.™°* D. Jo : Andreas debeat ex 
credito et proventu percipiendo ex triremibus solvere et satisEstcere 
omnibus et singulis creditoribus ipsius 111."' Codicillantis et qoalenus 
credilores ipsi vel aliqui ipsorum instrirent solutionem, et exaclio 
stipendiorum adhuc facta non esset, vohiit nihilominus ipse 111. 



ma» 



97 

Codicillans quod ipse 111.'"''^ D. Jo: Andreas teneatar eis satisCacere 
et ita ipsum III."'"'" D. Johannem Andream gravavil et gravat omni 
meliori modo etc. iiortansque insuper ipsum III'""'" Dominum 
Jobannein Andream ut omnia gerat etiam eum consilio Mag/' D. 
Adam Centurioni et Dominici De Auria q: Domini NicolaL 

Item sciens se virtute dicli sui testamenli haeredem iostiluisse 
praephatum HI."'"'" Dominum Johannem Andream, propterea dictam 
inslitulionem revocando haeredes universales instituii ac esse voluit 
et ore proprio nominavit omnium et singulorum bonorum ipsius 
111.°" D. Andreao etc et etiam eorum quae spectarent ad haeredem 
per suam Exceilentiam nomioandum dictos 111.^' D. Johannem An- 
dream et Paganum fratres Doria fiUos prephati IIL"'' q. D. Johan- 
netini Doria aequa portione. 

Id reliquis omnia et singula in dicto suo testamento et codicillis 
approbavit et conQrmavit in omnibus per omnia et pro ut in eis 
continetur etc. 

De quibus omnibus etc 

Per me dictum Johannem Jacobum Cibo Notarium etc. 

Actum extra muros Januae io villa Fassoli in palatio praephati 
HI."'' principis videlicet in una ex cameris inferioribus anno Domi- 
nicae Nativitatis Millesimo quingentesimo quioquagesimo nono indiL® 
prima secundum Januae cursum, die Mercurii vigesimanona Martij 
in vesperis , praesentibus AnL Amigheto Causidico q: Peregri, Bapta 
Zenogio iilio Matthaei> Gregorio Cibo filio mei Notarij infrascripti 
Paulo Baptista Mochonexi, et Francisco Boccataliata Notarijs Januen. 
testibus ad praemissa vocatis specialiter ^ rogalis. 

Receptum et testatum per me dictum Jo: Jacobum Notarium etc. 



IlL 



In nomine Domini. Amen. 

Cum varia mulabilisque sit voluntas hominis usque ad mortem , 

idcirco praephatus Hl.^"« el Exc"""' D. Andreas Doria Amelphi 

Oliviebi , Monele tec. i 



98 

princeps etc. sanns Dei gratia mente , loquela, visu , et intellecta et 
in sua bona ac sana existens memoria , sciens se condidisse sa- 
prascriptum sunm testamentom et codicillos , * receptum et receptos 
per me notarium infrascriptum ut supra » et de quibus et contentis 
in eis fatetnr haboisse ac habere plenam noticiam certamque scien- 
tiam, et volens codicillari vel aliqoa addere, ideo per praesentem 
soum codicillnm legavit ut infra. Videlicet quia ipse III."" Codi- 

cillans legavit et legat flliae q. Mag.^' D. Jo: Baptistae 

De Furnariis innuptae scuta quinquaginta auri pro et occasione suae 
maritationis solvenda per 111."**"* D. Johannem Andream Doria et 
sic ipsum gravavit et gravat in una seu pluribus vicibus ; in reliquis 
dictum suum testamentum, et codicillos, et contenta in eis respective 
approbavit et confirmavit^ ac approbat et conflrmat. De quibus 
omnibus etc. 

Per me dictum Johannem Jacobum Gibo Notarium. 

Actum in palacio praephati 111.™^ Principis sito ut supra, anno 
Dominicae Nativitatis Millesimo quingentesimo quinquagesimo 'nooo 
inditione prima secundum Genuae cnrsum, die Jovis tercia Aogusti 
in tercijs, praesentibus Gregorio de Albara, D. Bapta Georgio Centa- 
riono q: Simonis / Baptista Zenogio lilio Malthaei, Spectabiii D. David 
de Promontorio Ju: ulr: dock et Gregorio Gibo Alio mei Notari] 
infrascripti Januensibus, testibus ad praemissa vocatis specialiter rt 
rogatis. 

Receptum et publicatum per me Johannem Jacobum Gibo Pey- 
ranum Notarium. 



IV. 



Anno et loco suprascriptis inditione secunda secundum Jaooae 
cursum die Jovis septima Decembris, in tercijs in loco praedicto. 

In nomine Domini Amen. Cum varia mulabilisque sit voluntas 
hominis usque ad mortem/ idcirco praephatus 111.""* et Exc""' D. 
Andreas Doria Amelphi princeps etc. sanus Dei gratia mente, lo- 



99 

quela, visu , el inlelleclu, el in sua bona ac sana oxistens Diemoria , 
volens codicillari et dicto suo teslamento aliquid addere , ideo co- 
dicillando disposait in omnibus ut infra. Videlicet qaia ordinavil 
ultra jam disposita et ordinata circa bumationem sui cadaveris, 
quod dictum suum cadaver efferatur copertum panno nigro cum 
ordine parvo aurei yelleris, indutum more solito, pro ut solitum 
est fleri et servari in huiusmodi equittbns aurei velleris. In reliquis 
dictum suum testamentum et omnes alios codicillos per ipsum 
III."'"'" Codicillantem superius factos approbavit et confirmavit ac 
approbat et confirmat in omnibus et per omnia pro ut in eis re- 
spective continetur. Testes Spectabilis artium et medicinae doctor 
Dominus Joseph Ralus, D. Luchinus Boerius chirurgus q. D. Johannis, 
Antonius Pissina de Mediolano q: D. Jo: Jacobi, Jo: Petrus Ricardus 
q. Ricardi a secretis Suae Excellentiae et Johannes Do Grasijs q. Ber- 
nardini de Ceva ad praemissa vocati et rogati. 

V. 

1560 indictione secuuda secundum Januae cursum, die lunae un- 
decima Martij in vesperis in loco praedicto. 

In nomine Domini. Amen. 

Cum varia mutabilisque sit voluntas bominis usque ad mortem, 
idcirco praephatus III.""* et Exc""* D. Andreas Doria Amelphi 
princeps etc. sanus Dei gratia mente, loquela, visu, et intellectu et 
in sua bona ac sana existens memoria, volens codicillari et dicio 
suo testamento et codicillis aliquid addere, propterea codicillando 
disposuit in omnibus ut infra, videlicet quia legavit et legat omnia 
et singula loca ipsius testatoris, et de quibus ipse testator quom- 
modocumque disponere potest sub quavis columna, et nomine sint 
Ill.» D. Pagano Doria filio q: III." D. Joannis cum snis quibus- 
cumque proventibus. In reliquis dictum suum testamentum et alios 
codicillos superius factos approbavit et confirmavit, ac approbat et 
confirmat virtute praesenlis in omnibus et per omnia, ct pro ut in 
ipsis, et uno quociue ii)sorum respective continetur. 



100 

Dc quibos omDibus etc. 

Per me dictum Johannem Jacobum Notarium etc. 

Testes Antonios de Pissina de Mediolano q: D. Jo: Jacobi, Coele- 
stiDus Doria a secretis praephati IlL"* Principis q. D. Francisci, 
Nicolaos ValentiDus Veoelus de Gdonia, D. Ludovicus Zulferanus 
de Regie q: D. Georgij familiares Suae Excellenliae et Hyeronimus 
Cibo Notarios frater mei Notarii infrascripti ad praemissa vocati et 
rogati. 



VI. 



Id nomine Domini. Amen. 

Com deambnlatoria sit bominis voluntas usque ad mortem , 
idcirco praephatus III."*"* et Exc.°°* D. Andreas Amelphi princeps etc. 
sanns Dei gratia mente loqaela corpore et intellectn et in sua bona 
ac Sana existens memoria , cupiens codicillari et aliquid ex praedi- 
ctis ordinatis per ipsom et dispositis detrahere ac reformare , igifur 
codicillando ordinavit ac disposnit in omnibus ut infra, vide/icet 
quia sciens se posse disponere de locis viginti , libris trigiotatribus, 
solldis sex, et dinarijs octo juxta formam testament! q. D. Hieronimae 
De Auria q. Branchae, ulteriusque de proventibus locorum septua- 
ginta comperarum Sancti Georgij ipsius testatoris respondendum 

esse singulo anno Clarae filiae q et pro ut sub columna 

locorum ipsius UL*"^ Godicillantis comperarum Sancti Georgij diffusius 
constare asseruit , cui pro veritate relatio habeatur , ipsaque omnia 
loca legasse 111. D. Pagano D'Oria filio q: 111.' D. Joanettini et pro 
ut ex suprascriptis ordinationibos per ipsum factis apparet, propterea 
codicillando ac ex dicto legato facto dicto HI."''' D. Pagano adimeudo 
et reformando disposuit in omnibus ut infra, videlicet quia ipse 
lll.°*"» D. Andreas ordinavit, legavit et voluit dicta loca viginti, 

libras, soldos, et denarios in una dicta loca de quibos 

respondetur annualim diclae Clarae in alia describi et scribi in una 
ralione ex parte in credito nomine et capite ipsius HI.™' D. Andrcae 



101 

cum obligationc qnod dicta loca cum suis proventibus nullo unquam 
tempore vcndi, alicnari, describi aut quoquomodo de eis disponi 
possit sed semper in perpeluum in capite ratione ct credito ipsius 
III.™' D. Andreae stare dcbeant et d6 proventibus ipsorum responderi 
voluit lllustribus D. Jo: Andreae et Pagano fliijs q: 111.* D. Joan- 
netini Doria pro ipsis proventibus erogandis et converlendis in 
reparationem et rcstaurationem Ecclesiae Sancti Matthei de Janua 
et aliorum necessariorum pro dicta Ecclesia et ipsis deQcientibus 
eorum filiis masculis, quibus deficientibus et sen ipsis huiusmodi 
curam suscipere nolentibus voluit de praedictis proventibus annua- 
tim responderi debere illis tribus deputatis qui pro tempore erunt 
a familia et albergo Doria pro omnibus spectantibus dicto Albergo 
ad eflectum erogandi dictos proventus in omnibus nt supra, et seu 
illi vel iltis de dicto Albergo et familia Doria qui deputarentur 
pro tempore ad curam et reparationem dictae Ecclesiae et aliorum 
necessariorum pro dicta Ecclesia. In reliquis dictum suum testa- 
mentum et codicillos et contenta in eis respective approbavit et 
confirmavit in omnibus et per omnia et pro ut in eis respective 
continetur. 

De quibus omnibus etc. 

Per me dictum Johannem JacobUm Cibo Notarium etc. 

Actum extra muros Januae in Villa Fascioli in Palacio praephati 
III.™' Principis Anno Dominicae Nativitatis Millesimo quingentesimo 
sexagesimo, inditione secunda secundum Januae cursum, die Martis 
socunda Julij in tercijs, praesentibus spectabile D. David de Promon* 
torio iuris utr : doc : , Gregorio Pluma q. Panthaleonis , Augustino 
Bonoino q: Allerius Auguslini, Benediclo Dacino de Monterubeo q: 
Dominici et Jo: M.^ de Grasijs servitore suae Excellentiac testibus ad 
praemissa vocatis specialiter et rogatis. 



UI.IMF.RI , MoHi'te t'.CC 



10:2 



VII. 



lo nomine Domini. Amen. 

Quia secundum varietates rerum et temporum, ctiam debent sa- 
pientes eorum variare ot mutare voluntates, ideo 111.™"* D. Dominus 
Andreas Doria Amelphi princeps etc. sanus Dei gratia mente lo- 
quela corpore et inlellecta, et in sua bona ac sana existens memoria 
iTiemor in suis ultimis testamento et codicillis disposuisse de creditis 
suis causatis ex stipendio triremium el cum nuper in clade accepla 
et inforlunio scquuto in Classe Ser.*"' et Calholici Regis Hispaniarum 
ad locum lorbi praephattis III,™°* D. Jo: Andreas aliquot triremes 
amiserit ita ut opus sit maxima impensa, tam in reparandis et in- 
struendis quae reliquae sunt, quam in fabricandis aliis ut denuo 
possit numerus viginti triremium expleri , quae continuo mandatis , 
obsequiis et servitiis Ser."** et Catholici Regis Hispaniarum solito 
stipendio presto sint, pro ut ipse III."*"* Codicillans futurum cupit 
et sperat, et dictum 111."°" D. Jo: Andream, ut faciat paterna mo- 
nitione hortatur ; et ut hoc maturius fieri possit legavit et legal 
eidem II1.<>. D. Jo: Andreae omne id quod ipsi 111."^ Codicillanti 
debetur et in futtirum debitum erit per Regiam Cath: Ma: pro 
stipendiis triremium et causa et occasione ipsarum triremium ut 
facta solutione eius quod debetur per suam Excellcntiam Mag.*^ 
D. Nicolao Spinulae q: M. D. Lucae quod debitum vult solvi per 
dictum III.""" D. Johannem Andream, et ex dictis. stipendiis residuum 
possit converti per dictum Illustrem D. Jo: Andream in reparandis 
instruendis et armandis triremibus , quae supersunt et in fabricandis 
instruendis ac construendis aliis. 

Item ordinavit et mandavit ac legavit dicto HI.' D. Jo: Andreae 
domum ipsius 111."' Codicillantis de Fasciolo cum suis juribus et 
pertinentiis , ac villa contigua et annexa ac stabulo; et dicto 111.® D. 
Pagano legavit domum sitam Genuao in platea Nobilium Doria 
ipsius III."* Codicillantis munere publico donatam, ac villa Fascioli 



quam vulgari nomine appellant le fassie di sopra cum earum ju- 
ribus et pertincntiis, et cum hoc, qnod aqna dictac villae sit communis 
utrique et non possint impcdire quin dictus HI/ D. Jo: Andreas 
Dominus dictae domus et palacij Fnsrioli dicta aqua ad eius libi- 
tum utatur, et eius successorcs pro ut nunc Sua Excellentia utilur. 
Cassans, revocans, et irritans omnia et singula per suam Excellen- 
tiam disposila in alio suo testamento el codicillis circa proventus 
credita et dictas domos, et villas, sed vult quod contenla in praesen- 
tibus codicillis loco illorum quae ibi disposuissel dc pracdictis sucre- 
dant. In caeteris vero approbat et confirmat dicliim testamcntum et 
codiqillos et omnia et singula in eis respective contenta. 

De quibus omnibus etc. 

Per me dictum Johannem Jacobum Cil>o Notarium etc. 

Actum extra muros Januae in palatio praephati III.™* Codicillnnlis 
videlicet in una ex cameris inferioribus, anno Dominicae Naliviialis 
Millesimo quingentesimo sexagesimo, inditione tertia secundum Januae 
cursum, die Martis vigesima quarta septembris, in vesperis praesen- 
tibus spectnbilibus Dominis D. Davide De Proraontorio iur: utr: 
doc : D. Josepho Cibo olim Ratto artium et medicinae doclore, Ant. 
De Amigheto Causidico q: Peregri, Hyeronimo Cibo Notario q: de- 
mentis, Augustino Cibo Notario filio mei Notarij infrascripti, et Gre- 
gorio Pluma q: PanthaleoniS Januensibus testibus ad praemissa vocatis 
specialiter et rogatis. 

Testata et publicata fuerunt per me dictum Johannem Jacobum 
Cibo Peyranam Notarium (1). 

(1) Pagano Doria moriva ancora giovinelto c senza prole, subcnlrava quindi 
nci drilli di lui il fratcllo Giovanni Andrea, che al Principato di Melfl riuniva 
cosi i feudi della Lignria. 



AVVERTENZA 



Nell' opera intitolaia Prontaario delle Ifedaglio, Lione 1553 , pag. 22d, vedeii stampata 
una Metlagliad'Andyea Doria, ma raulore del libro voile piuUoslo offrire il ritralio 
deWeroc , rhe darci il conio di una Medaglia veramenU ineiia ad onore di lui. 



105 



INDICE 



Al letlorc Pag. v 

Capo I. La famiglia Doria » 1 

• II. Andrea Doria , i suoi Feudi , il privilegio della 

Zccca » 5 

» III. Zecchc dci Doria > 10 

• IV. Seric dci Principi Doria, e loro Monctc e Mc- 

daglie » 27 

• V. Sigilli dci Principi Doria - 42 



DOCUMENT! 



Documcnlo I. Gugliclmo Re dci Romani concede al primogC' 

nito dei Ficschi il titolo cd I privilegi di Contc 
Palatino anno 1349 > 47 

> II. Lanfranco Yescovo d'AIbcnga du il luogo di Loano 

in fcudo ad Oberto Doria 1263 » 49 

III. Carlo V investe Andrea Doria dei feudi gii 
posseduli dai Fieschi,e del lor privilegi, compreso 
il diritto della Zecca, anno 1548 » }>5 

■ IV. Istruzione del signor Principe Gio. Andrea il 

Generalissimo al signor D. Carlo suo figlio man- 
dato da S. E. alia Corie di Madrid anno 1591 . * 59 



106 

Documcnlo Y. Relazionc sulle Zccchc dci Doria spcdila il 14 

giiigno 1755 al sig. Conte Bellrame Cristiani. . Pag. 61 

> YI. Capitoli dciraffitto della Zecca di Loano fatto 

da Giorgio Boilcro procuratore della signora 
Principessa D. Violante a 27 marzo 1664 . . -62 

» VII. Promessa dclli Fermieri della Zecca di Loano 

ad Andrea Hugues , 16 maggio 1667 61 

» VIII. Permissione di ballere otlavelli in Loano 1665 . » 65 

» IX. Ordine di battcre in ottavctti pczzi 6000 da 8 

reali per conto della Principessa D. Violante 
Doria-Lomellini 1666 •» ivi 

» X. Permissione ad Onorato Blauet di fabbricare in 

Loano oltavetti della bont^ di otto in sette 1666. » CO 

■ X bis» Contralto fra 11 Fermieri della Zecca di Loano, 

e Franqcsco Moretti • 07 

» XI. Lettcra del Commissario di Loano al Principe 

Doria su quella Zecca > 70 

» XII. Permissione data dalla signora Principessa Lomel- 

lini Doria a Francesco Moretti di battere ogni 
sorta di monete in Torriglia 1665 » 70 

• -XIII. Impronta da tenersi nolle monete battiite in 

Torriglia .72 

» XIV. Descrizione dclle Monete dello quali si permelte 

il conio in Ton-iglla • 73 

» XV. Lettora per la Zecca di Torriglia. . . . • . ■71 

XVI. Nota dogli otlavetti battuti in Torriglia ... .75 

. XVII. Permissione data dalla signora Principessa D. 

Violante a Giuseppe Vike di costrurre una Zecca 
in Rovegno 1668 .76 

. XVIII. Lettera di Giorgio Delia Cclla Commissario di tor- 
riglia sulle Zecche di quella Giurisdizione . . .78 
XIX. Grida della Sercnissima Repubblica di Gcnova, 

die proibisce gli oltavetti o luigini 1667 ... -80 



107 

Documcnto XX. Notizia sulla battitura del luigini o ottavctli Ictta 

al Magistrato dcllc Monclc dclla Repubblica di 

Geneva il 29 scttcmbrc 1667 Pag. 83 

» XXI. Testamcnto, c codicilli di Andrea Doria 1558 

a 1560. r . » 86 



Pag. 12 It 

13 

II 

22 

33 

35 
40 
42 
61 
73 
75 



IMPOR 


TANTI 




CORREZIOM 


I. 24 


BIcoet 




leggi Blauet 


» 11 


Docum. 


XXIII 


• Docnm. XX 


6 


ecc. Blcaet 




• Blauet 


> 13 


7319 




• 7910 


6 


avc8»c 




» abbia 


4 


qucllo 




» qnolli 


7 


corso 




• corpo 


5 


loro 




• ossi 


31 


luogo 




• lungo 


10 


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• alabardo 


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